LETTERA DI CLAUDIO LATINO datata 15 maggio

CON LA RESISTENZA DEI PALESTINESI CONTRO IL SIONISMO E L’IMPERIALISMO

Di fronte alla guerra si può avere diversi atteggiamenti. Si può fare finta di non vedere, o meglio, si può fare finta di credere alle bugie della propaganda imperialista, quella degli “interventi umanitari” e delle “missioni di pace”. Si può pensare che è l’innata cattiveria umana che rende inevitabile ed endemica l’esistenza delle guerre. Si può pensare che esse non hanno una spiegazione razionale. Rispetto alle numerose guerre attuali ci si può illudere che siano tutte indipendenti l’una dall’altra e che l’unica cosa che le unisce sia l’irrazionalità del male. Si può pensare che tutte vadano rifiutate, perchè ingiuste, con una risoluta rivendicazione di pace. Ma di fronte alla guerra che oppone il popolo palestinese e l’entità sionista tutte le mistificazioni pacifinte hanno la vita dura. E’ difficile nascondere la realtà di un popolo oppresso, deportato, segregato in campi profughi. Da decine di anni bombardato e massacrato, in parte confinato in quell’enorme campo di concentramento a cielo aperto che si chiama striscia di Gaza. E’ difficile nascondere il ruolo colonizzatore a fianco degli imperialisti occidentali, principalmente USA, dei sionisti che, forti di un’ideologia fascista, dopo 2000 anni rivendicano la legittimità di dominare sulla terra araba, allo stesso modo con cui i fascisti nostrani sognavano di rinverdire i fasti dominatori dell’impero romano. Eppure le migliori energie intellettuali della nostra borghesia, principalmente di quella di sinistra, come abbiamo visto in occasione della fiera del libro di Torino, si spendono sulla linea di difesa a spada tratta degli oppressori sionisti. Questo accade perchè Israele è il prototipo della colonia di guerra. Avamposto imperialista e caposaldo sul fronte principale della guerra per la nuova ripartizione del mondo oggi in corso da parte dei principali gruppi imperialisti. Sull’altro lato, per noi, la guerra di liberazione condotta dal popolo palestinese è uno tra i migliori esempi di guerra giusta; la dimostrazione concreta che non tutte le guerre sono uguali, che l’unica via è opporre alla guerra di oppressione la guerra di liberazione. Per questo non possiamo solo essere contro la guerra di occupazione e di oppressione degli israeliani ma dobbiamo anche essere solidali e a fianco della guerra di liberazione dei palestinesi. Sappiamo che le idee giuste si affermano combattendo le idee sbagliate. Un’idea sbagliata è che vi possa essere la soluzione due popoli – due stati. E’ l’idea dell’opportunismo al servizio dell’imperialismo. Coltiva l’illusione che la cosiddetta “questione palestinese” sia un problema specifico, senza contesto. Una guerra indipendente dalle altre. Invece la guerra degli israeliani in Palestina, ma anche contro il Libano e la Siria, oggi è la stessa guerra degli occidentali, con gli USA in testa, in Iraq e Afganistan e forse prossimamente anche in Iran. Un unico fronte di guerra dalla Palestina al Pakistan. Il crollo dei regimi revisionisti dell’89 ha dato il via infatti ad una nuova partita di ripartizione del mondo imposta dalla crisi generale del capitalismo. E’ un enorme scontro di interessi fomentato dalla restrizione degli spazi di valorizzazione capitalista e dall’aprirsi di nuove opportunità di penetrazione nell’ex campo socialista che ha fatto compiere un balzo in avanti alla guerra imperialista lungo le due linee della politica imperialista USA ed europea. La penetrazione ad est e la ri-colonizzazione a sud. Negli ultimi due decenni si sono aperti in rapida successione numerosi conflitti: oltre alla Palestina, i Balcani, l’Iraq, l’Afganistan, il Libano. Una serie di guerre di penetrazione e ri-colonizzazione condotte dagli USA e dal loro sistema di alleanze per la conquista di posizioni strategiche relative principalmente all’estrazione e al traffico della materia prima petrolio, per determinarne il controllo monopolistico, da utilizzare come arma contro gli imperialismi concorrenti. Sul fronte iracheno la resistenza all’occupazione ha di fatto determinato l’incapacità USA di stabilizzare la situazione. Questo nonostante i massacri e le operazioni di guerra sporca tese a fomentare lo scontro tra le diverse etnie. In questa situazione si acuiscono  tutte le contraddizioni. Sia quella al nord tra la Turchia e l’autonomia curda voluta dagli USA  in funzione anti-resistenza, sia quella a sud rappresentata dall’influenza iraniana su una parte consistente della popolazione sciita. Sciiti che erano stati favoriti dagli usa al fine di isolare la guerriglia sunnita. Attualmente la contesa con l’Iran ha la forma di una sorta di guerra fredda caratterizzata dal braccio di ferro sullo sviluppo nucleare e le relative sanzioni e misure del blocco economico. Chiaramente nessuno in occidente si pone il problema che l’unica effettiva potenza nucleare dell’area è Israele con centinaia di bombe atomiche. Oltre alla guerra fredda il confronto con l’Iran si misura anche sul campo di battaglia principale iracheno e su quelli secondari rappresentati dalla Palestina, dal Libano e dal Beluchistan (territorio al confine di Pakistan, Afganistan e Iran). L’attacco diretto è continuamente minacciato dall’amministrazione USA ed è previsto da studi dettagliati del pentagono che contemplano anche la guerra nucleare limitata tra Israele e Iran. La situazione in Libano, che in questi giorni è caratterizzata da episodi di lotta armata di massa, dopo la vittoria di Hezbollah contro il tentativo di invasione israeliana dell’estate 2006, mostra una spaccatura insanabile e l’incapacità della componente filo-imperialista di venirne a capo anche dopo il ritiro siriano e il rafforzamento del contingente di interposizione ONU. Alla Siria comunque sono imputati tutti i “mali” libanesi e nessuna condanna occidentale si è sollevata contro il bombardamento fatto da aerei Israeliani in territorio siriano con la scusa di distruggere un fantomatico laboratorio atomico. Per quanto riguarda l’Afganistan grazie alle sempre più massicce operazioni della guerriglia talebana arriva al pettine la contraddizione tra la mistificazione della “missione di pace” e la realtà della missione di guerra. Contraddizione che riguarda principalmente le potenze europee Francia, Germania e Italia che continuano a mandare nuovi sistemi d’arma, ma che sono titubanti, a causa di problemi che potrebbero sorgere sul fronte interno, nel modificare i rispettivi mandati e le relative regole di ingaggio per far partecipare esplicitamente e massicciamente i propri contingenti ai combattimenti e alle operazioni offensive. Tra l’altro questa è la più probabile causa della caduta del governo Prodi e della ricerca di una maggioranza governativa più adeguata. In definitiva questa vera e propria guerra mondiale strisciante è destinata a svilupparsi ulteriormente soprattutto perchè non sono risolti i problemi strutturali che stanno alla base della crisi generale del capitalismo e del suo approfondimento come confermano la vicenda del crollo finanziario dei sub-prime e la recessione dell’economia USA, la caduta del valore del dollaro e l’innalzarsi del prezzo del petrolio. Una crisi ormai trentennale, la più lunga in assoluto della fase imperialista del capitalismo. Crisi che né gli attacchi delle condizioni di vita e di lavoro di centinaia di migliaia di operai e proletari con l’enorme aumento dello sfruttamento sotto l’egida dell’ideologia liberista, né l’innovazione tecnologica con l’enorme aumento della produttività, né la vittoria della guerra fredda con l’invasione economica da parte del capitalismo dell’ex campo socialista, né le numerose guerre calde di questi decenni in giro per il tri-continente (Asia, Africa e America Latina) con l’enorme e continuata rapina di materie prime hanno potuto concludere ricreando nuove condizioni per un generale e stabile sviluppo capitalistico di lungo periodo. L’attuale fronte principale di questa guerra è quello che va dalla Palestina al Pakistan passando per Libano, Siria, Iraq, Iran, Afganistan. Il piano strategico USA è quello di rinsaldare il dominio sul Medio-oriente e incunearsi in Asia centrale. Le risorse di queste regioni sono infatti la grande posta in palio. Assieme alla guerra è destinata a svilupparsi anche la possibilità del suo rovesciamento in rivoluzione. Nella storia è già successo più volte e la resistenza palestinese assieme a quella libanese, irachena e afgana mostrano anche oggi che le ciambelle agli imperialisti non riescono sempre con il buco.

 

TRASFORMARE LA GUERRA IMPERIALISTA IN GUERRA POPOLARE

 

MORTE ALL’IMPERIALISMO – LIBERTA’ AI POPOLI

 

Latino Claudio

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