Terza Udienza

Colpo di scena alla terza udienza del processo per associazione sovversiva ai militanti comunisti arrestati il 12-02-07. Dopo aver inserito nel processo anche la posizione dell’ultimo arrestato, Michele Magon (attualmente agli arresti domiciliari), la Prima Sezione della Corte d’Assise di Milano, rispondendo alle eccezioni di nullità sollevate dalla difesa degli imputati, ha deciso di chiedere alla Presidenza del Consiglio dei Ministri se intende costituirsi parte civile nel processo, visto che il reato contestato di associazione sovversiva con finalità di eversione dell’ordine democratico è lesivo della personalità dello Stato. Conseguentemente, in attesa della risposta del Presidente del Consiglio, ha rinviato il processo all’udienza che si terrà il 28 Maggio depennando ben 4 udienze del calendario. Tutte le altre decisioni in merito alle eccezioni di nullità sono state rimandate successivamente all’acquisizione di questa risposta. Il non aver indicato tra le parti lese lo Stato, in modo tale da permettere eventualmente la costituzione come parte civile, è una clamorosa svista della pubblica accusa. La foga repressiva e il delirio di onnipotenza della d.ssa Bocassini evidentemente mal si combinano con la lucidità. E nemmeno possono coprire la mancanza di preparazione che sfiora l’ignoranza degli stessi codici della giurisprudenza borghese sui quali la signora dovrebbe basare la sua azione inquisitoria. Una lacuna resa ancora più evidente dall’ennesima coda del dibattito sul carattere politico del processo di nuovo innescato dall’immancabile sottrazione di documentazione scritta operata dalle scorte della polizia penitenziaria ai danni dei compagni prigionieri. In particolare l’arroganza con cui la pubblica accusa vuole negare il carattere politico di questo processo riducendolo ad una questione di meri episodi criminosi, rivela l’ignoranza dell’art. 8 del codice penale che così recita: “[…] Agli effetti della legge penale, è delitto politico ogni delitto, che offende un interesse politico dello Stato, […]”. E ancora: “E’ altresì considerato delitto politico il delitto comune determinato, in tutto o in parte, da motivi politici”. In realtà le tre cose – lesione della personalità dello Stato, carattere politico del processo e difesa politica collettiva dei militanti comunisti prigionieri – sono legate tra di loro. Un legame oggettivo che però la pubblica accusa non è riuscita a cogliere, forse perchè offuscata da una acredine repressiva che sfiora il patologico. D’altronde questo Stato, in quanto strumento di oppressione di quella classe criminale che è la borghesia imperialista, non può che essere degnamente rappresentato da individui selezionati sulla base dell’arroganza e dell’arrivismo. Soggetti caratterizzati dalla totale deficienza ideologica e che si fanno forti di un potere senza giustificazioni. Emblematico è il caso della querelle sulla questione dei testi politici degli imputati. Il punto a cui siamo arrivati è che un testo non può essere fisicamente presente nelle gabbie. La sua vita processuale si concretizza nell’essere preso dalla scorta, portato al Presidente della Corte, da questo è poi dirottato al PM per essere visionato. Nel frattempo il compagno a cui è stato sottratto ne richiede la restituzione o l’acquisizione agli atti del processo in modo che poi possa essere reso pubblico. La Corte lo acquisisce ma non ne restituisce copia all’interessato che potrà tornarne in possesso solo con una richiesta formale di copia, a pagamento, da parte del suo difensore. Il quale però per consegnarlo al proprio assistito dovrà fare altra richiesta alla Corte che ne dispone la consegna. Consegna che però viene bloccata dalla polizia penitenziaria perchè il testo in questione non può essere riportato in carcere. Il regolamento penitenziario lo vieta!!! Un labirinto burocratico di tipo Kafkiano, che a fianco dell’aspetto negativo di limitare pesantemente la nostra discussione e le prese di posizione collettive, riserva anche il simpatico paradosso che i nostri testi, che noi non abbiamo diritto di detenere e tantomeno di leggere in aula, siano letti dalla pubblica accusa. Così in questa udienza si è visto il PM leggere in aula: “Elezioni 2008: il sistema capitalista si deve abbattere, non si può riformare. Con questo scritto ci rivolgiamo alle avanguardie operaie, a tutti i proletari che lottano, ai giovani e alle donne oppresse che si ribellano alle insopportabili condizioni di vita e di lavoro imposte da questo sistema economico-politico. Noi, comunisti imputati in questo processo, proveniamo dalle file della classe operaia e del proletariato”. Anche se declamato con le più fiere intenzioni repressive non perde niente del suo significato. Così la volontà di criminalizzazione produce in maniera surreale la pubblicizzazione che voleva negare. A parte questi piccoli cortocircuiti il dato nuovo è che prossimamente, con ogni probabilità, avremo il neo insediato premier Berlusconi, come parte civile. Un governo espressione di una riforma istituzionale di fatto determinata dalla stretta del bipartitismo imposto con le elezioni del 13 Aprile. Un passaggio attraverso cui la borghesia Italiana persegue la necessità del governo forte. Forte per portare nuovi attacchi alle condizioni di vita e di lavoro della classe operaia, del proletariato e delle masse in genere. Forte anche per compiere il salto dalle finte “missioni di pace” alle vere missioni di guerra contro i popoli oppressi in giro per il mondo. Questo passaggio ha avuto come battistrada la politica anti-proletaria fatta dalla sinistra borghese e la politica del meno-peggio fatta dalla cosidetta (ormai ex) sinistra radicale. Ancora una volta il tradimento dei riformisti apre la strada alla reazione. Ma mostra anche che la vera via del cambiamento è la rivoluzione proletaria.

Con questo per il momento è tutto.
Ci sentiamo tra un mese per una nuova “corrispondenza dalle gabbie”.
A pugno chiuso.
Militanti comunisti prigionieri.
W il 25 Aprile – W il primo Maggio

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