Lettera Bruno

10 giugno 2008

La ricorrenza della Giornata Internazionale del Rivoluzionario Prigioniero, cade in un anno in cui il revanscismo fascista, sostenuto a gran voce dal padronato, vuole imporre il dominio del capitale sul lavoro, cancellando anche le ultime vestigia delle conquiste operaie, frutto di decenni di lotte seguenti alla guerra ed aventi culmine negli anni ’70.
Questa in estrema sintesi la situazione odierna; lottare contro il neo-fascismo dei padroni è una necessità per imporre i bisogni dei lavoratori a fronte dei profitti dei capitalisti.
I prigionieri comunisti sono testimoni e propugnatori di questa necessità, la necessità del comunismo, con la loro dignità indomita nonostante i decenni di carcere.
Ed è questa dignità, questa resistenza che ci rende compagni di chiunque a qualunque latitudine lotta con il proprio sangue contro l’imperialismo.
Quanto alla repressione, che ancora una volta assume i caratteri odiosi dei pogrom, le schedature di massa, i tribunali speciali, come visto anni nefasti addietro, va aggiunto il reato di associazione sovversiva, portato dal vigente codice penale Rocco, che nelle sue numerose declinazioni è usato come intimidazione di massa.
Si può notare che ai tempi del fascismo poteva comportare il confino, ai giorni nostri comporta sezioni di Elevato Indice di Vigilanza, anticamera del 41 bis.
Quest’ultimo, vera forma di tortura bianca a cui sono destinati centinaia di prigionieri e alcuni compagni delle Brigate Rosse-PCC.
Accettiamo il rischio: sovvertire lo stato di cose presente per creare un ordine nuovo dove la vera ricchezza sia il benessere collettivo, un rapporto dialettico con la natura e tra tutti gli uomini. Esclusi gli avidi e sanguinari profittatori.
Come prigioniero politico questo voglio affermare ricordando il sacrificio dei compagni di Lurigancho ed El Fronton.
Saluti comunisti.

Bruno

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