7° Udienza

Con l’udienza di oggi è iniziato l’esame dei testimoni dell’accusa, che proseguirà nelle prossime udienze.
Preliminarmente la Corte ha accolto la richiesta del pm di sospendere i termini di carcerazione preventiva per gli imputati; una decisione molto pesante che, come hanno fatto notare anche alcuni giornalisti presenti, solitamente si applica in processi di mafia o di omicidio, per il pericolo che, scaduti i termini, l’imputato possa reiterare il reato. La decisione non ci ha stupito più di tanto, considerando la sproporzione tra realtà e ricostruzione criminalizzatrice che ha sempre caratterizzato questo caso; in effetti, notiamo con sarcasmo che questa decisione ben si appaia con quanto da poco disposto dal nuovo governo in materia di sospensione di “certi” processi, tra cui quelli che riguardano “Lui”: ci sono imputati di serie A, per proteggere i quali si bloccano addirittura 100.000 processi (con conseguenti scarcerazioni, magari di stupratori visto che tale reato rientra tra quelli per i quali si applica la sospensione) e imputati di serie Z, contro i quali, specie se politicamente “scorretti” o addirittura comunisti, ci si accanisce con ferocia. Ingiustizia è fatta, insomma.

La prima testimone chiamata dalla pm Boccassini è la dott.ssa Suma, della DIGOS di Milano, che ha coordinato e gestito in prima persona l’inchiesta. Per tre ore, imbeccata dal pm quando non ricordava nomi e date, la Suma ha raccontato come si è svolta l’indagine, a partire (a detta sua) dalla perquisizione in via Pepe nel 2004, dalla collaborazione con il Sisde, sciorinando nomi di presunti “obiettivi” che i compagni avrebbero individuato per compiere attentati e allargandosi in particolari truculenti su vicende di trent’anni fa e riguardanti persone e compagni non coinvolti nell’indagine per impressionare la Corte. Un’alzata di tono quando si pronuncia il nome “Brigate Rosse”, o la descrizione minuziosa della precedente carcerazione di Bruno Ghirardi, dipinto come il “cattivone” per eccellenza, sono abili stratagemmi per suggestionare chi ascolta.

Gli avvocati della difesa, nel controesame, hanno fatto però emergere diverse cosette interessanti: per esempio, la teste ha dovuto confermare che Gaeta, tenuto sotto stretta osservazione con intercettazioni e pedinamenti per tre anni, non ha commesso nessun atto illegale, a parte l’asportazione di un tornio da una scuola abbandonata per il quale non è stata sporta denuncia; che Ghirardi era stato assolto pienamente dall’accusa di aver organizzato una rivolta in carcere a Novara (mentre dalla sua descrizione il compagno risultava essere un “protagonista di rivolte carcerarie”); che la presunta scheda autobiografica ascritta a Latino, ritrovata nel famigerato archivio di Giuseppe Maj a Parigi durante una perquisizione, nella quale Latino si auto-descriverebbe come autore di rapine ecc., è un documento dattiloscritto privo di firma e che pertanto potrebbe aver scritto un qualunque folle irresponsabile, non essendo costume dei compagni quello di compilare “curriculum” autoaccusandosi di reati; che Davanzo al momento del suo rientro in Italia era un uomo libero, senza pendenze giudiziarie, ritenuto “clandestino” dall’accusa solo perché aveva cambiato domicilio senza usare la gentilezza di farlo sapere alle guardie italiane, visto che non era tenuto a farlo, e che il documento ritrovatogli addosso al momento dell’arresto non era quello di Scantamburlo, che l’accusa sostiene abbia smarrito “apposta” per darlo a Davanzo; e tanti altri elementi ancora che non stiamo qui a elencare ma che fanno pesantemente scricchiolare l’impalcatura di accuse e roboanti menzogne messa in campo.

Sul ruolo del Sisde, che secondo la teste e il pm avrebbe solo dato dei “nuovi spunti” nel maggio 2006, a inchiesta perciò già bella che avviata, rimangono tutti i dubbi nostri e della difesa: la Suma ha negato, a domanda precisa postale da un difensore, di essere anche una collaboratrice del servizio segreto, ma l’interrogativo su di lei o su altri rimane.

Alla prossima udienza del 16/07 sarà ascoltato il dirigente Digos di Padova, Pifferi, mentre solo il 18 luglio avremo il piacere di assistere alla mascherata degli agenti convocati dalla pm, che testimonieranno da “clandestini” con i passamontagna o nascosti da un paravento.

Una buona notizia invece riguarda Vincenzo Sisi, che è stato finalmente spostato dall’isolamento verso un altro reparto del carcere di Ferrara.

Diamo perciò appuntamento al 16 luglio presso il Tribunale di Milano per il prosieguo.

Associazione parenti e amici degli arrestati il 12/2/07

Milano, 02/07/2008

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