6° e 7° Udienza: corrispondenza dalle gabbie

Il 25/6 e il 2/7 si sono tenute la 6° e la 7° udienza del processo ai militanti comunisti arrestati il 12 febbraio 2007.
Con l’udienza del 25/6 sono state accolte le integrazioni probatorie della difesa e dell’accusa e definito il calendario della sessione autunnale. L’accusa ha inoltre chiesto la sospensione dei termini della custodia cautelare per la particolare complessità del processo.
Nell’udienza del 2/7 la corte accoglie la sospensione dei termini e questo vuol dire che il processo potrà dilungarsi senza che sia corso il rischio che gli imputati possano uscire per la decorrenza della custodia cautelare. Il gioco è spudorato.
Prima si crea un abnorme processo contenitore in cui ammucchiare di tutto raccattando elementi da tutte le inchieste degli ultimi 20 anni, poi candidamente si constata che il processo è complesso e i termini devono essere sospesi.
Inizia quindi l’interrogatorio del capo della sezione antiterrorismo della digos di Milano, d.ssa Suma. Fin da subito l’accusa persegue il suo intento di creare un alone di spettacolarità e drammaticità di cui il motivo di fondo è il continuo riferimento alle cosiddette vecchie BR con tanto di citazioni di "fatti di sangue" vecchi di 30 anni.
E nella foga non mancano gli svarioni del PM, come quello dell’omicidio del procuratore di Torino Caccia che addebita alle BR, mentre le stesse sentenze processuali indicano che fu effettuato dalla ‘Ndrangheta.
Quello dei presunti legami con la "malavita" è un argomento di grande interesse per l’accusa che fa letteralmente carte false per tentare di gettare discredito sull’identità politica dei militanti comunisti sotto processo. Da questo accanimento si vede chiaramente che la vera posta in gioco nel processo è la legittimità e la coerenza della politica rivoluzionaria che i compagni processati, in una certa misura, rappresentano. Tutto ciò è emerso anche dalla stessa deposizione della d.ssa Suma che tra l’altro ha illustrato quanto impegno e dispendio di denaro pubblico ci hanno messo negli anni di lavoro controrivoluzionario a noi dedicato.
Oltre a ciò la d.ssa ci ha fatto anche il regalo di alcune interessanti rivelazioni.
La più gustosa è stata quella di aver riferito che una copia del giornale clandestino Aurora è stata data alla digos di Milano da un esponente di un centro sociale (chiaramente non meglio precisati) della metropoli lombarda di sua spontanea volontà. Nel rivelare tutto ciò come un fatto del tutto normale, la d.ssa Suma mostrava una certa soddisfazione rivendicando con parole sue che la "linea di massa" della digos di Milano va oltre il banale utilizzo di infiltrati e microspie visto che coltiva una diretta e proficua collaborazione con parti del "movimento", puntando su una politica di dialogo e di confronto. Non che la cosa non si sapesse ma certamente gli ultimi eventuali dubbi sono senz’altro fugati grazie alla palese testimonianza della digos stessa.
Con quest’ultima chicca non ci resta che salutare tutte/i le/i compagne/i e dare appuntamento alla prossima.

A pugno chiuso

Gli imputati

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