Lettera Vincenzo

Ferrara 20.06.08

Cari compagni, care compagne,
ho ricevuto il vostro messaggio con il calendario delle iniziative per la giornata del rivoluzionario prigioniero, e in seguito una busta con vari materiali da parte dell’associazione parenti e amici e la cartolina con i saluti collettivi del 31 maggio.
Ringrazio moltissimo tutti voi, le realtà e i singoli compagni e compagne presenti all’iniziativa del 31 maggio a Ferrara.
Mi ha fatto molto piacere sentire la vostra presenza solidale, ed è stata tanta la forza e determinazione che mi avete trasmesso.
In contemporanea alla vostra iniziativa ho iniziato una sonora battitura, andata avanti per alcuni giorni.
La cosa non è piaciuta molto alla polizia penitenziaria, e non sono mancati i momenti di tensione.
Ora ho interrotto la protesta perchè, finalmente, le autorità sanitarie si sono decise a richiedere il mio trasferimento presso un centro clinico, e inoltre mi è stata prospettata la possibilità di essere spostato in una diversa sezione dove potrò avere la socialità.
Su entrambe le cose aspetto l’autorizzazione del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria.
Mi auguro che questo trasferimento si realizzi al più presto in modo che venga a cessare questa incredibile situazione.
Sono certo che la vostra iniziativa ha dato un contributo significativo per sbloccare questo meccanismo perverso.
D’altra parte, non c’è tanto da stupirsi, le pratiche repressive hanno molte facce e un solo fine: eliminare, reprimere e allontanare dal proprio contesto sociale quanti si oppongono al dominio borghese.
Da sempre, nei posti di lavoro, hanno attuato con diverse tecniche l’attacco alle avanguardie di classe attraverso i licenziamenti e l’allontanamento in reparti confino.
Nelle galere di Stato cambiano i metodi ma il fine è sempre lo stesso: isolamento, sezioni speciali, carceri lontani dalle famiglie e dal proprio contesto sociale, servono per cercare di indebolire la nostra resistenza.
Quello che sta accadendo in queste settimane ci mostra come la borghesia ha saputo ricomporsi intorno ai suoi interessi, dando vita ad un regime che fa dell’attacco alle masse popolari e ai lavoratori il collante tra le sue diverse frazioni, e dell’uso della violenza il deterrente per fermare le lotte che escono fuori dalle linee di compatibilità.
Ai lavoratori che lamentano bassi salari si prospetta la possibilità di sottoscrivere contratti individuali dove non ci sono più limiti alla giornata lavorativa e alla settimana di 48 ore, come concordato dai ministri del lavoro con una direttiva comunitaria. A chi risponde con la lotta autonoma e di massa in difesa del proprio territorio dal degrado e per il diritto alla salute, lo Stato borghese non sa fare di meglio che mostrare la sua violenza vigliacca contro persone inermi.
L’ideologo di Berlusconi DON GIANNI BAGET BOZZO in una intervista al Resto del Carlino del 26 maggio auspica che Maroni si comporti come Scelba che come ministro degli interni tra il ’47 e il ’53 ha fatto uccidere 150 persone tra manifestanti e scioperanti.

Un caro saluto a tutti/e.

Vincenzo Sisi

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