8° e 9° Udienza

Nelle due lunghe udienze, quella del 16 e quella del 18 luglio, sono stati interrogati dalla pm , e controinterrogati dalla difesa, Pifferi, funzionario della Digos di Padova; Petronzi della Digos di Torino; l’Ispettrice Tanda della Digos di Milano. Come ogni volta calda è stata la presenza di compagni, parenti e amici e forte e manifesta la fierezza dei compagni dietro le sbarre.

Entrambe le udienze sono state caratterizzate dalla messa a nudo sia dei metodi d’indagine adottati per condurre l’inchiesta contro i compagni, sia dell’uso disinibito dei metodi di detenzione oltre che, naturalmente, dal consueto livore anticomunista sfoggiato con orgoglio dalla pm Bocassini che, in più occasioni, utilizza il già fastidioso tono della sua voce, alzando a dismisura i decibel, per pronunciare parole come “episodi di sangue, spessore criminale, Brigate Rosse…” e per insultare i compagni paragonandoli a mafiosi, minacciandoli di denuncia per oltraggio ogni volta che si esprimono, arrivando persino a fare la stessa minaccia agli avvocati della difesa.

Non contenta di questo non si fa scrupolo se il suo atteggiamento provoca gravi episodi di tensione nelle pause dell’udienza durante le quali “l’ordine” dell’aula è affidato a lei.

Infatti, il 16 luglio, durante una pausa, visto che dopo reiterate richieste, la pm irremovibile rifiuta di concedere ai parenti di avvicinarsi alle gabbie, alcuni parenti si recano nel cortile interno del tribunale da dove possono salutare i compagni che, dalle finestre del primo piano (sempre dietro a sbarre) risultano più visibili che dietro le doppie sbarre della gabbia nell’aula. L’intervento di poliziotti li fa allontanare ma, andandosene, sentono trambusto e vociare concitato proveniente dal piano di sopra. Denuncerà poi l’avv. Ugo Giannangeli alla Corte che, sentendo rumore, è entrato a fatica nella stanza dove si trovavano i compagni e ha visto una delle guardie carcerarie riporre velocemente nella fondina la pistola. Questo grave episodio si aggiunge alla miriade di pesanti situazioni repressive a cui vengono sottoposti i compagni nelle traduzioni per le udienze.

Altra caratteristica comune ad entrambe le udienze è che i testi dell’accusa, interrogati dalla stessa, dimostrano una memoria di ferro, che spacca il minuto, non incespicano mai, anzi a volte vanno troppo avanti (nel copione) addirittura anticipando le domande della pm mentre, nel controinterrogatorio della difesa le risposte tra le più gettonate sono: “Non so, non era di mia competenza, non ricordo”.

Inoltre di molti “fatti criminosi” attribuiti agli imputati si scopre, deposizione dopo deposizione, che sono tutte deduzioni tratte dalle intercettazioni ambientali e che non vi è nulla di concreto, ad esempio il famoso (grazie ai prezzolati giornalisti) sopraluogo all’abitazione di Ichino si risolve nel fatto che un compagno è passato nei pressi della sua abitazione, distante qualche centinaio di metri dal proprio luogo di lavoro, e si è fermato a guardare un negozio di mobili! Appare inoltre alquanto anomalo che solo dopo parecchi mesi, ha confermato la stessa Ispett. Tanda, gli inquirenti si siano “accorti” che nei pressi di quel negozio di mobili vi era l’abitazione del Prof. Ichino.

Venendo ai testi, il signor Pifferi della Digos di Padova, lì in servizio da lunghi anni, mostra chiaramente la sua propensione a dire le bugie quando afferma che non gli risultano numerose delle attività culturali e sociali che il Gramigna ha organizzato regolarmente nel corso degli anni, cosa più che nota a tutti i cittadini padovani e non solo, mentre descrive il Centro Popolare come una “compagine politica” che ha provocato numerosi episodi di violenza nella città.

Non ci risulta che il Gramigna abbia procedimenti in corso se non per occupazione abusiva o per manifestazioni pubbliche.

Questa sua propensione alla bugia si manifesta nuovamente quando la difesa fa presente che, tra le carte, ha scovato due versioni contrastanti sul ritrovamento delle armi ad Arzercavalli: l’una che le armi, nel casolare vicino all’abitazione di Rossin, sono state rinvenute direttamente dagli agenti, l’altra che il ritrovamento sia stato possibile su indicazione del Rossin stesso. Quale delle due?

Secondo il signor Pifferi non c’è contraddizione tra le due versioni!

Ma, visto che Rossin, che deteneva le armi, ora è beatamente libero per la sua collaborazione con la “giustizia”, avendo scambiato la sua libertà con quella altrui, questa questione non ci sembra per niente secondaria.

Che proposta di mercanteggiamento è stata fatta a Rossin e chi l’ha fatta?

Il sigor Pifferi ha inoltre “svelato”, rispondendo a precisa domanda con tutta tranquillità, che il trattamento carcerario, per cui isolamento e vessazioni varie, è stato finalizzato alla collaborazione. Comunque lui se ne è lavato le mani dicendo che non era sua competenza decidere su questo.

Ci ha svelato poi anche di essere stato presente a Genova nel 2001e la domanda precisa: “Per caso era alla Diaz?” ha fatto letteralmente urlare la pm.

Nel tardo pomeriggio c’è stata la richiesta della pm alla Corte di acquisire agli atti la sentenza definitiva di Rossin, imputato collaboratore giudicato col rito abbreviato.

Ulteriore richiesta è stata quella di acquisire anche un dossier fornito dalla polizia svizzera su tutte le azioni di solidarietà avvenute dal 12 febbraio in poi oltralpe. Questo a dimostrazione della continuità del tentativo di criminalizzare la solidarietà internazionale, tentativo concretizzatosi recentemente con gli arresti, il 5 giugno 2008, di 6 compagni belgi, tra cui 5 del Soccorso Rosso.

Ma il clou della pm si è espresso con la domanda di acquisire l’udienza del 17/7 (ovviamente già agli atti perché fa parte del processo stesso) per vedere se durante il suo svolgimento fosse ravvisabile il reato di oltraggio da parte del compagno Claudio Latino e del suo difensore Giuseppe Pelazza in quanto, in quella occasione, era stata letta una lettera in cui il compagno (assente) lamentava di aver dovuto scegliere tra il diritto alla difesa e quello alla salute poiché gli era stato fatto firmare che, per sottoporsi alle terapie mediche, doveva rinunciare alle udienze.

L’udienza si è poi conclusa tra le urla di “Vergogna, vergogna!” del pubblico e degli imputati e lo sbigottimento di altri presenti in aula quando, alla richiesta di permesso per un esame universitario per Bruno Ghirardi, da parte del suo legale la pm ha iniziato a urlare i nomi di noti mafiosi dicendo che in 41 bis solo se qualche professore è disposto ad andare in carcere si può fare qualche esame!

Più di ogni discorso queste frasi mostrano come la cara pm consideri già i compagni condannati e in 41bis: alla faccia dello sbandierato stato di diritto che la stessa dice di servire!

Dopo l’udienza, sempre al tribunale di Milano, 5 compagni, Latino, Davanzo, Sisi, Ghirardi e Bortolato sono stati interrogati per rogatoria dai giudici belgi, alla presenza del giudice Salvini, in merito ai presunti rapporti con i compagni arrestati il 5/6/2008 a Bruxelles. I compagni si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Va rilevato che tutti i compagni arrestati in Belgio, tranne Bertrand Sassoye, che avrà l’udienza il 24/8, sono stati rilasciati.

Il 19/7/2008 si terrà una manifestazione di solidarietà a Bruxelles che si aggiunge alle forti, numerose e ampie mobilitazioni che si sono susseguite nell’ultimo mese, mobilitazioni che hanno messo sotto accusa le leggi antiterrorismo.

Ai compagni belgi e al Soccorso Rosso va tutta la nostra solidarietà.


Udienza del 18/7

In apertura, l’avvocato Giuseppe Pelazza ha chiesto l’acquisizione di tutte le richieste riguardanti il compagno Davanzo rimasto in isolamento da più di un anno. La pm aveva sempre affermato la sua totale estraneità a questa situazione, ma, nell’udienza precedente, il signor Pifferi ha messo una pulce all’orecchio della difesa sulle effettive responsabilità di quella situazione.

Infatti è stata messa agli atti una lettera dell’amministrazione del carcere di Cremona in cui dichiara di aver sollecitato il trasferimento del detenuto in altra struttura penitenziaria, ma che la Procura di Milano si era opposta!

Successivamente è stato sentito il signor Petronzi della Digos di Torino che non ha fatto mistero del fatto che fin dall’81 venivano “monitorati” (leggi schedati) gli autoconvocati di Torino tra cui c’era Vincenzo Sisi, compagno operaio riconosciuto e stimato dai lavoratori per il suo incessante e coerente impegno sindacale fino al momento del suo arresto. Ovviamente non ha saputo e/o voluto rispondere al perché di queste attenzioni particolari e ha negato che si trattasse di schedature politiche. Si è dilungato poi in minuziose descrizioni di viaggi o passeggiate di Sisi con la moglie che divenivano sospette quando in zone di montagna incontravano qualcuno che la Digos non conosceva.

E’ emerso dal controinterrogatorio della difesa che addirittura, in un monolocale affittato per le ferie da Sisi e dalla moglie, erano state piazzate delle telecamere… e poi parlano del diritto alla privacy!

Ma la cosa più interessante emersa è che per la famosa (sempre grazie agli scribacchini vari) pistola Sig Sauer ritrovata nel deposito di armi di Rossin ad Arzercavalli, risulta essere stata fatta una richiesta di distruzione nel 1983, dopo che era stata sequestrata in Piemonte per un reato di rapina. Ma se era stata distrutta come faceva ad essere ad Arzercavalli?

Il Petronzi non ha saputo dare spiegazioni. Alla deposizione di Petronzi è seguita poi l’esilarante comparsa in aula del paravento! La difesa si è opposta a questa sceneggiata principalmente con due motivazioni. Una la lesione del diritto di difesa, visto che è difficile controinterrogare le persone non guardandole in faccia, l’altra la richiesta al Giudice di dimostrare quello che aveva all’inizio del processo affermato, di volere cioè un processo normale, come tutti gli altri.

Dalle gabbie il compagno Davanzo ha espresso il parere dei prigionieri dicendo che per loro si coprisse pure così mostrava meglio chi era e la vergogna che hanno coloro che servono la borghesia.

Nonostante tutto ciò la digos Tanda ha fatto la sua comparsa come “Ombra Cinese” tra fischi e applausi.

La motivazione di questa sceneggiata crediamo vada al di là del clima di continuo e provocatorio ingigantimento della pericolosità dei compagni sotto processo e vada ricercata in quello che due udienze fa ci ha “svelato” la Suma, sempre della Digos di Milano.

Con molto orgoglio professionale la dottoressa ha rivendicato il buon e amichevole rapporto che esiste con molti Centri Sociali milanesi e il dialogo continuo che c’è. Beh..,, ecco , può essere che tutte queste ombre cinesi che compariranno in aula siano proprio i simpatici digos che si trovano così bene nel movimento e vedrebbero ristretta la simpatia nei loro confronti se si facessero vedere in aula.

“Tanda l’Ombra Cinese”, tra molti “non so e non c’ero o, non era di mia competenza”, ci ha comunque “svelato” alcuni allucinanti metodi di indagine della democratica Digos di Milano.

Per interccettare conversazioni di compagni al bar chiedevano l’aiuto dei baristi dicendo che i compagni erano pedofili! Quindi per ascoltare due persone mentre bevevano l’aperitivo c’era, come ha detto dalla gabbia il compagno Latino, una banda armata (fuori e attorno al bar c’erano almeno 10 digos armati) che con l’inganno convinceva altri a collaborare!

Inoltre, durante il controinterrogatorio della Tanda, sono emerse contraddizioni che rasentano il ridicolo. L’Ispettrice, parla di una fantomatica azione, emersa come sempre, durante intercettazioni ambientali, che avrebbe dovuto essere effettuata attraversando il fiume Lambro in gommone. Ma l’Ispettrice dichiara di non aver mai visto il gommone e, l’unico “mezzo acquatico” in tutta l’inchiesta, è un canotto per bimbi a remi sequestrato in una perquisizione! Inoltre, la Tanda, non è stata in grado di dire se nel fiume vi era abbastanza acqua per essere navigato.

L’udienza si è conclusa con slogan di saluto e pugni chiusi.

La prossima udienza dopo la pausa estiva.

Infine vogliamo denunciare con forza e rabbia “la cronaca” che puntualmente il giorno dopo ogni udienza viene riportata su vari quotidiani. Ci chiediamo con quale coraggio, i diversi giornalisti presenti al processo si definiscano “garanti dell’informazione” quando in realtà, oltre che a riportare notizie scorrette e menzognere, continuano a diffamare non solo i compagni e la compagna imputati ma anche i familiari. Certo non ci meravigliamo di tutto questo poiché fin dal giorno degli arresti i cosiddetti organi d’informazione non hanno fatto altro che creare scoop terroristici intorno ai compagni e alla solidarietà. Anche per questo invitiamo tutti a diffondere il più possibile i comunicati della cronaca processuale.

Abbiamo saputo che nel carcere di Alessandria, sono state messe ad ogni cella della sezione di EIV (dove si trova anche il compagno Massimiliano Toschi), finestre a bocca di lupo che non fanno passare aria e ancor meno luce.

Come previsto, a causa dello “stop processuale” del periodo estivo, stanno trasferendo i compagni in altri carceri. Sappiamo con certezza che i compagni Bortolato Davide, Latino Claudio e Tonello Andrea si trovano già nel carcere di Siano (Catanzaro).

Aggiorneremo tutti non appena avremo notizie di altri trasferimenti.

Continuiamo a rafforzare il filo rosso della solidarietà, facciamo sentire il nostro affetto e vicinanza ai compagni scrivendo lettere, cartoline, telegrammi.

 

UNITI SI VINCE

 

Invitiamo fin da subito ad una partecipazione di massa alla ripresa delle udienze.

Il 6 ottobre 2008 al Tribunale di Milano in Corso di Porta Vittoria ore 9.30.

Associazione Solidarietà Parenti e Amici degli Arrestati il 12/2/07
Milano, 20/07/2008

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