Presidio 6 Ottobre davanti al Tribunale

Ricominciano le udienze contro i compagni arrestati nell’ambito della cosiddetta “Operazione Tramonto”: comunisti rivoluzionari, militanti di movimento, operai e delegati sindacali. Nei mesi estivi di pausa processuale, molti dei nostri cari hanno conosciuto la vita da prigionieri deportati in un “carcere confino” a Siano, Catanzaro.
Un molok di cemento armato, a oltraggio della natura calabrese, dove è stata aperta una sezione E.I.V. (Elevato Indice di Vigilanza) per soli prigionieri politici al fine di isolarli dagli altri prigionieri e allontanarli dai propri affetti. Il tentativo di distruggere l’identità dei prigionieri rivoluzionari si scontra con la solidarietà che, anche in Calabria, gli si stringe attorno e con la loro tenace resistenza.
“Ho ritrovato con piacere compagni che non vedevo da anni, che hanno già passato i 25 anni di carcere e che si trovano qui, lontanissimi da chi ancora può o vuole seguirli. Con loro condividiamo oltre che lo spazio, la fiera determinazione di comunisti, e non sono queste vessazioni a farmi-farci vacillare”, così scrive un compagno da Siano.
Questo processo si riavvia in una Milano blindata dove preoccupanti episodi di razzismo e nazismo si ripetono da mesi e sono culminati con il barbaro assassinio di Abdoul, in una metropoli dove la vita per la maggioranza delle masse diventa sempre più dura, fioccano i licenziamenti, aumentano gli sfratti e gli sgomberi, qui come nel resto dell’Italia. Contemporaneamente viene riabilitato il fascismo fin dalle più alte cariche dello Stato. Pensiamo che tutti questi episodi non siano separati come vorrebbero farci credere. Sono tasselli di un unico puzzle, quello di una società in profonda crisi che i governanti stanno portando verso la guerra con i vari interventi militari all’estero e, all’interno, verso una repressione massiccia, mentre assistiamo ad una diffusione di valori reazionari, xenofobi e fascisti. Pensiamo, infatti, che l’attacco contro i nostri cari faccia parte del tentativo, funzionale al potere, di descrivere i comunisti di ieri e di oggi come “terroristi” e “delinquenti”, un male da estirpare con ogni mezzo.
Dà fastidio che la memoria della lotta di classe e di quella partigiana, patrimonio del movimento dei lavoratori del nostro paese, funga da insegnamento per affrontare le acute contraddizioni attuali, ma ancor di più, che oggi esistano compagni, situazioni di lotta e di organizzazione che possano essere concreto esempio per ribellarsi ora dal cappio dello sfruttamento. I nostri compagni, infatti, sono incarcerati con l’uso dei reati associativi che derivano dall’art. 270 c.p. mutuato dal codice fascista Rocco il cui testo dice: “Associazioni sovversive – Chiunque nel territorio dello Stato promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni dirette a stabilire violentemente la dittatura di una classe sociale sulle altre, ovvero a sopprimere violentemente una classe sociale o, comunque, a sovvertire violentemente gli ordinamenti economico-sociali costituiti nello Stato, è punito con la reclusione da cinque a dodici anni. Alla stessa pena soggiace chiunque nel territorio dello Stato promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni aventi per fine la soppressione violenta di ogni ordinamento politico e giuridico della società…”. I nostri cari sono in carcere, dunque, per le loro idee e perché hanno lottato e continuano a lottare per cambiare questa società dove vige la dittatura dei padroni, una minoranza assoluta rispetto all’intero proletariato. Sostenerli durante le udienze è importante non solo per rafforzarli nella loro resistenza dentro le galere, ma anche per contribuire a porre un freno all’avanzata della menzogna con cui vogliono riscrivere la storia, come con la parola “rivoluzione”, sostituita ad hoc con il termine “terrorismo” per farla percepire in modo negativo e spogliarla del suo significato reale di profondo cambiamento per una società senza classi.
Facciamo appello affinché sempre più persone, compagni, situazioni di lotta e di movimento si uniscano a queste mobilitazioni.

SOSTENIAMO LA RESISTENZA DEI PRIGIONIERI RIVOLUZIONARI! LOTTIAMO CONTRO IL CARCERE, LA DIFFERENZIAZIONE, IL 41BIS, L’E.I.V., ESTENDIAMO E ORGANIZZIAMO LA SOLIDARIETÀ!

Associazione Solidarietà Parenti e Amici degli arrestati il 12/02/2007

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Anche i contributi sono molto importanti, nella sezione PARTECIPA c’è scritto come fare.

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