Cronaca 11° Udienza

L’8 ottobre si è svolta la seconda udienza dopo la pausa estiva.

Come sempre si è tenuta in un’aula blindata da agenti della penitenziaria, vari DIGOS, anche tra il pubblico, e carabinieri che non hanno mancato in arroganza e prepotenza verso i famigliari quando tentavano di salutare e comunicare per pochi istanti con i loro cari. Appare, dunque, sempre molto evidente l’enorme dispendio di denaro pubblico per questo processo tra trasferimenti attuati con grande numero di mezzi, decine e decine di agenti a non fare nulla per ore e ore.
Tra il pubblico la presenza di compagni di lavoro degli imputati. È stato acquisito agli atti un documento presentato da alcuni compagni imputati agli arresti domiciliari nel quale esprimono solidarietà ai compagni pestati nel carcere di Rebibbia e denunciano le condizioni di isolamento a cui sono sottoposti da più di un anno. Al tentativo di un compagno di leggerlo la PM si è opposta con la sua solita pratica, sbraitando e definendo il documento sovversivo. A quel punto il compagno si è alzato riassumendo il contenuto del documento e ribadendo alla fine dell’intervento, la solidarietà ai compagni per le vessazioni subite a Rebibbia.
Per il resto, nell’udienza va segnalata la protesta dell’avvocato Pelazza quando la Corte ha deciso di ascoltare come teste un perito calligrafico che aveva eseguito una perizia su un biglietto sequestrato in una perquisizione, ordinata dal PM Giovagnoli di Bologna nel 2002, nell’abitazione del compagno Claudio Latino. Pelazza aveva argomentato sull’inammissibilità del teste per vari motivi: i termini scaduti per la presentazione della richiesta, il fatto che il sequestro del biglietto era avvenuto ben prima dell’inizio delle indagini dell’operazione “Tramonto” (iniziate ufficialmente nel 2004) e, quindi, non poteva essere pertinente con il processo in corso a Milano. Inoltre, la citata inchiesta bolognese, si è conclusa senza rinvio a giudizio. Di fronte all’accettazione, da parte della Corte del teste, l’avvocato Pelazza si è rifiutato di svolgere il contro-interrogatorio.
Si sono susseguiti anche vari agenti della DIGOS milanese, alcuni a volto scoperto, altri coperti da passamontagna e separé, in pieno stile poliziesco sudamericano. Alle domande dei difensori alcuni sono apparsi molto vaghi e nervosi, tanto che perfino il giudice ha dovuto invitarli a calmarsi e a cambiare tono.
Anche con questa udienza, come era accaduto nella precedente, si è ripetuta “la comica” di alcuni atti riguardanti pedinamenti, identici in tutto ma con data diversa.
Praticamente fatti tramite “copia incolla” e, proprio questi atti, mancavano nelle relazioni in mano al teste in quel momento interrogato.
Ma che bella coincidenza! (come affermato da un avvocato della difesa).
Nell’udienza di lunedì prossimo saranno ascoltati ancora agenti della DIGOS di Milano e di Torino.

Salutando calorosamente tutti coloro che hanno portato la propria solidarietà ai nostri cari diamo appuntamento all’udienza di lunedì 13 ottobre alle ore 9.30.

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