12°, 13°, 14°, 15° Udienze – Cronache

Cronaca dell’Associazione Solidarietà Parenti e Amici degli Arrestati il 12/02/07 sulle udienze 12, 13, 14 e 15 del processo in corso a Milano contro i compagni e la compagna arrestati nell’ambito dell’operazione “Tramonto”.

Udienza del 13 ottobre 2008

Di fronte alla solita sfilata di agenti della digos, arrivati in aula incappucciati per trincerarsi dietro a un paravento, che leggono le loro dichiarazioni e consultano liberamente anche testi e verbali stesi da altri per ricostruire pedissequamente ogni movimento degli imputati, l’evento più significativo di questa udienza è stato l’intervento del compagno Vincenzo Sisi, avanguardia operaia riconosciuta di Torino. Il compagno ha fatto una dichiarazione affermando che “il modo di muoversi circospetto” degli imputati emerso dalle testimonianze degli sbirri è dovuto alla coscienza maturata in decenni di schedature e infiltrazioni ad opera degli uffici politici delle questure che, quali fondamentali strumenti di controrivoluzione, sono sempre all’erta nel prevenire, al fine di reprimere, ogni istanza politicamente autonoma del contesto istituzionale borghese che la classe proletaria produce. Cosa che fa emergere chiaramente il carattere di banda armata dello Stato borghese rispetto al quale il proletariato deve necessariamente attrezzarsi per portare avanti la sua lotta. Fatto questo emerso chiaramente nel corso di più udienze quando nei contro interrogatori da parte della difesa, i vari digos hanno ammesso di aver praticato schedature di massa nei confronti di operai e di persone che hanno partecipato ad assemblee, raccogliendo anche i dati delle loro autovetture. I casi più significativi emersi dai contro interrogatori della difesa sono le schedature da parte della digos di Torino degli operai Fiat fin dal 1991 e quelle della digos di Milano, nei confronti dei partecipanti ad un’assemblea sul tema dell’indipendentismo basco, tenutasi nella sala dell’Usi a Milano. Come parenti denunciamo ancora una volta il ruolo succube all’accusa degli scribacchini giornalisti che applicano il totale silenzio stampa su tutto ciò che realmente accade in aula per nascondere il carattere politico del processo e la solidarietà attorno agli imputati che mina l’immagine di “terroristi” pazzi e isolati dalle masse che tutta la stampa ha diffuso fin dal momento degli arresti. Invece pubblicano malamente le veline dell’accusa e degli sbirri. È il caso, a corollario di questa udienza, dell’articolo uscito su “Il Padova” in cui il campione dell’informazione Francesco Patanè, nella foga di riportare il punto di vista accusatorio non si rende nemmeno conto che sbaglia addirittura nome e profilo dell’imputato che ha parlato in aula.

Udienza del 29 ottobre 2008

Continua la sfilata degli incappucciati che fanno mostra del loro ruolo in mezzo a una marea di guardie carcerarie e di poliziotti di ogni tipo. Per l’ennesima volta gli avvocati chiedono di togliere il paravento e denunciano la violazione del diritto alla difesa. Dal banco dei compagni agli arresti domiciliari, subito dopo l’entrata in aula del digos Candian di Padova, interviene Davide Rotondi per far notare come il Candian sia un personaggio assolutamente conosciuto da tutti a Padova e che, in diverse occasioni di piazza, è proprio colui che “dialoga” con i manifestanti per cui gli sembra assolutamente immotivato il suo nascondersi. L’intervento della Pm Bocassini si oppone a che venga tolto il paravento, il tono (alto e arrogante, sic!) e il contenuto mostrano esplicitamente il pregiudizio che essa ha nei confronti di tutti coloro che hanno espresso e continuano ad esprimere solidarietà nei confronti degli arrestati. La Pm, infatti, afferma che il paravento non è messo per nascondere i volti degli agenti agli imputati ma bensì al pubblico. Dobbiamo logicamente dedurre che se i testi dell’accusa sono conosciuti nel movimento e dagli imputati la Pm si riferisca ad una pericolosità dei parenti! Denunciamo a gran voce questo chiaro tentativo di criminalizzarci! Per il resto dell’udienza va rilevata la risposta del digos Candian alla precisa domanda dell’avv. Pelazza sull’esistenza o meno di un rapporto confidenziale tra la madre del collaboratore Valentino Rossin e il dirigente della digos di Padova Pifferi. La risposta è stata: “QUANDO?”. Deduciamo che il rapporto confidenziale c’è stato, vanno solo stabiliti i tempi. Questo aumenta le già parecchie domande sul possibile mercanteggiamento con il Rossin che collaborando con la “giustizia” ora è libero a scapito della libertà altrui.

Udienza del 7 novembre 2008

L’udienza è stata caratterizzata dalla protesta degli imputati, sostenuti dal pubblico, numeroso in aula con una nutrita presenza operaia. Nuovamente si è verificato che la scorta di guardie carcerarie di Piacenza ha sottratto al compagno Bortolato un documento per la difesa processuale. Appena aperta l’udienza Bortolato chiede che il documento gli venga restituito perché non è personale ma collettivo e deve essere sottoscritto da altri imputati in gabbia. La Pm Bocassini richiede di indagare su Bortolato e su come mai abbia un computer in carcere visto che il documento è dattiloscritto. Il Giudice Cerqua allega agli atti il documento e si rifiuta di restituirlo agli imputati. Gli imputati in gabbia annunciano che per protesta vogliono abbandonare l’aula e dicono che mentre si lascia parlare Licio Gelli non si dà la parola a compagni rivoluzionari. Restano in gabbia Bruno Ghirardi e Andrea Scantamburlo. Ghirardi interviene dicendo che anche loro, pur non firmando il documento, sono solidali con i compagni usciti dall’aula perché impediti a firmarlo. Il giudice, senza dichiararlo, emette un’ordinanza di allontanamento degli imputati. Gli avvocati eccepiscono nullità dell’udienza per violazione del diritto di difesa, sia perché viene impedito agli imputati di organizzare la loro difesa e sottoscrivere un documento, sia per la presenza del paravento che impedisce di effettuare pienamente il loro lavoro difensivo nei contro interrogatori e permette invece ai testi di leggere verbali e appunti di ogni tipo.Dopo una breve pausa dell’udienza l’avv. Bonon denuncia l’esistenza dell’ordinanza di allontanamento degli imputati e chiede che la compagna Amarilli possa intervenire. La compagna porta la solidarietà, anche a nome di altri imputati ai domiciliari, ai compagni della gabbia che hanno protestato.Il pubblico applaude. Si verifica una forte unità fra i vari “attori” del processo pur nella diversità dei ruoli, delle posizioni politiche e processuali. Una unità tra imputati prigionieri, imputati ai domiciliari, avvocati, parenti, amici e compagni presenti in aula. Il giudice revoca l’ordinanza emessa poco prima. I compagni della gabbia rientrano in aula e richiedono nuovamente il loro documento con un intervento di Claudio Latino che spiega come, con i fatti avvenuti nel corso dell’udienza, la cosiddetta “giustizia” si sbugiardi da sola. Continua nell’intervento spiegando come tutti gli addetti alla “giustizia” del processo si sbraccino a dire che garantiscono il diritto alla difesa mentre processano gli imputati con i reati associativi, che presuppongono un reato politico e impediscono loro di difendersi politicamente. E questo al fine di inquadrare in un contesto criminale le loro azioni e farle passare per tali.Il giudice non restituisce il documento ai compagni, invece viene dato alla fine dell’udienza alla Pm Bocassini accogliendo la sua richiesta di poter indagare.
Gli imputati si allontanano nuovamente dall’aula per protesta, gli avvocati intervengono, il pubblico rumoreggia con applausi e slogan a sostegno dei compagni.

Udienza del 10 novembre 2008

L’udienza si apre con il rigetto, per un vizio di forma, da parte della Corte dell’istanza sul permesso di comunicare per via epistolare richiesta dai compagni che si trovano agli arresti domiciliari. Gli avvocati hanno subito riformulato la richiesta oralmente, e la zelante Pm Bocassini si è subito opposta affermando, in sostanza, che gli imputati non hanno la possibilità di uscire dalle loro abitazioni per imbucare le lettere. Ci asteniamo da ulteriori commenti. Per il resto, anche in questa udienza si sono “non visti” digos di Padova e Venezia impegnati a rispondere alle domande imbeccate dalla Pm Bocassini per giustificare la loro attività investigativa nei confronti dei compagni. La nota più interessante ci viene data dal digos Vecchiato quando afferma che i gps “in dotazione” agli investigatori, ed arma essenziale per pedinare i compagni, hanno margine di errore nel tracciare i percorsi effettuati.
Di seguito hanno deposto due agenti della polizia scientifica di Padova per più di due ore, il primo in merito alla perizia calligrafica su bigliettini sequestrati in alcune delle abitazioni perquisite il 12 febbraio 2007, il secondo per asserire il suo ruolo da “supervisore” nel ritrovamento dei bidoni contenenti le armi e sui rilievi effettuati su auto e moto dei compagni.

Le udienze del 21 e 24 novembre sono state annullate. La prossima udienza si terrà lunedì 17, e di seguito mercoledì 19 e giovedì 27 novembre, sempre alle 9.30 al tribunale di Milano.

Continuiamo a sostenere i compagni e la compagna anche dentro l’aula!

Uniti si vince.

Associazione Solidarietà Parenti e Amici degli Arrestati il 12/02/07

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