Lettera di Bruno

11 novembre 2008

Cari compagni,
durante il recente parapiglia avuto con gli altri compagni e contro la sbirraglia di Rebibbia, uno di questi figuri mi ha così apostrofato “…questo è un ribelle”.
A posteriori mi sono speso un po’ a riflettere su questa definizione ho pensato ai compagni in 41 o in carcere da decenni, a coloro che vengono buttati nelle carceri da giudici così solerti nel farsi gioco della vita altrui ed estremamente attenti a garantire immunità e privilegi ai potentati economici ed ai politici che li rappresentano.
Ho pensato agli operai, le “risorse umane” che garantiscono il profitto del capitale salvo essere sbattuti fuori quando non servono più e magari venir considerati parassiti perché avanzano pensione verso la tarda età. Così come pure strangolati da un mutuo imposto al diritto ad avere una casa, che garantisce cospicua rendita a nullafacenti di alto bordo. Vedo nello scorrere degli anni il riproporsi della politica del Machiavelli, oggi rappresentata da vecchie carogne come Kossiga o Gelli che mirano, oggi come ieri, studenti in lotta ed operai in sciopero per i loro diritti. Rivendicando stragi e trame, oscure solo per chi vuole né vedere né capire.
Così quello che voleva essere un epiteto diventa un riconoscimento alla necessità di ribellarsi al capitalismo ed alla classe politica che lo rappresenta.
Per quanto questa sia forte di sgherri ed armi, è pur sempre una tigre di carta potente nell’apparenza e fragile nel suo dominio assolutista, contro cui lottare e ribellarsi è doveroso e giusto. Per poter costruire un altro futuro, alla luce del socialismo che dipano le tenebre in cui ci dibattiamo oggi. Non sono io a dover essere processato né chi si “ribella” ovunque contro il capitalismo e le sue prigioni.
Colgo l’occasione per salutarvi, da oggi mi sto facendo dieci giorni di isolamento e cinque di interdizione attività in comune per aver avuto da ridire con una guardia in carcere, e con una che si è frapposta tra me in gabbia e l’avvocato.
Ordinaria amministrazione e miseria carceraria.
Saluti comunisti,
Bruno

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