Cronache 16°, 17°, 18° Udienze

Cronaca dell’Associazione Solidarietà Parenti e Amici degli Arrestati il 12/02/07 sulle udienze 16, 17,18 del processo in corso a Milano contro i compagni e la compagna arrestati nell’ambito dell’operazione “Tramonto”.

Udienze del 17 e 19 novembre

Principalmente sono sfilati davanti alla Corte diversi tecnici della polizia scientifica “esperti” nei più svariati campi: “cacciatori” di tracce genetiche, periti calligrafici, informatici e balistici, fino ad esaminatori di impronte digitali e “teorici” delle polveri da sparo… e chi più ne ha più ne metta!
E tutto con tanto di schermo dove venivano proiettate immagini!
Tutto questo chiaramente con soldi pubblici, estorti principalmente dai salari dei lavoratori.
Sulle fumose “teorie scientifiche” espresse poco si è capito, quello che si è capito invece chiaramente è stato l’accanimento della PM nel cercare di far quadrare a tutti i costi le sue accuse con diverse forzature, sia nella metodologia seguita durante l’inchiesta, sia nelle esternazioni in aula attraverso le quali la PM ha ripetutamente sottolineato l’esistenza di “terroristi” liberi per ogni traccia genetica ritrovata nei materiali sequestrati e non appartenente ad alcun imputato.
Tra le tracce ritrovate anche molti peli di gatto, forse dobbiamo preoccuparci di una minaccia terroristica felina!
È emerso poi che il riarresto di Andrea Scantamburlo, dopo che aveva ottenuto i domiciliari, avvenuto assieme all’arresto del giovane Michele Magon poco prima dell’inizio del processo, (arresti che secondo noi sono serviti a rilanciare l’accusa un po’ a corto di elementi) è stato eseguito per il rinvenimento di presunte tracce di polvere da sparo sulla sua moto.
Ciò si è basato su un’unica particella ritrovata in una salvietta nel sottosedile: ma la teoria scientifica dell’univocità sulla provenienza da armi da fuoco di quella particella si è infranta di fronte ad altre teorie che la smentiscono, in quanto simili particelle possono essere dovute anche all’inquinamento o all’uso di attrezzi di lavoro come una semplice pistola sparachiodi. Si è capito anche che il “super balistico” di Roma ha poca conoscenza delle armi perché fino quando non è stato ripreso dalla difesa ha continuato a dire che stava confrontando (nelle slides proiettate su schermo) proiettili tra un kalasnikov e un’altra arma. Non si trattava però di un kalasnikov ma di una colt. Ma la cosa che si è capita proprio bene è stata la “stranezza” del capello della moglie di Vincenzo Sisi, a detta dell’accusa ritrovato in un sacchetto che conteneva il famoso kalasnikov dell’orto di Sisi, pervenuto a Roma per le analisi da Torino mentre il sacchetto proveniva da Padova. E non basta, le perizie fatte su di esso sono avvenute prima che fosse fatto il repertaggio dei “corpi di reato” giunti dalle diverse questure, come prevede il metodo che si deve seguire. Il repertaggio è stato fatto il 16 marzo e la perizia il 12!
Alla solerte PM Bocassini evidentemente non bastavano le pressioni e le vessazioni fatte in carcere con l’isolamento a cui Vincenzo è stato lungamente sottoposto, probabilmente voleva calcare di più la mano di fronte alla grande resistenza di un compagno comunista rivoluzionario operaio, sindacalista riconosciuto e amato dai lavoratori.
Per le perizie informatiche fatte su dischetti molto vecchi e logorati c’è voluto molto lavoro per ricostruirli e anche molti soldi aggiungiamo noi ma, il tecnico non ha detto di cosa si trattava, con tutti i soldi spesi non hanno detto neanche cosa c’era scritto! La difesa ha fatto notare che un file era sulla guerra in Iraq, sulla brutalità della tortura ad Abu Graib e su Guantanamo, altri file erano intitolati a Sacco e Vanzetti e a Sergio Spazzali.
Fortunatamente verso la fine dell’udienza del 19 è terminata la sfilata degli “esperti” poliziotti e, tra i testi, sono comparse persone più “civili”, in tutti i sensi.
Un sindacalista della Cgil di Torino, citato dalla PM, in tutta naturalezza ha detto che conosceva sia il compagno Sisi che Davanzo. Con il primo aveva lungamente fatto lavoro sindacale e che, il secondo, era impossibile per chiunque avesse fatto parte del movimento di classe a Torino negli anni 80, non conoscerlo. Due compagni, dunque, conosciuti e stimati, non isolati e “terroristi” come l’accusa sempre li presenta. Su domanda della PM ha poi raccontato la sua conoscenza del compagno avvocato Sergio Spazzali e, a stizzita richiesta della stessa, se fosse informato della sua posizione giuridica, ha risposto di non essere abituato a chiedere la posizione giuridica alle persone prima di parlare con loro.

Informiamo che all’inizio dell’udienza del 19 l’avv. Pelazza ha denunciato il trattamento in carcere nei confronti di Bruno Ghirardi in “punizione” con 10 giorni di isolamento e 5 giorni senza socialità per aver protestato quando le guardie, in aula durante un’udienza precedente, si sono frapposte tra lui e un’avvocata della difesa, cercando di impedire il loro dialogo. Ha denunciato inoltre che erano stati sequestrati, sempre dalle guardie, a Scantamburlo Andrea il certificato medico con cui avrebbe dovuto richiedere degli esami e, a Bortolato Davide, un blocco notes e una penna per gli appunti da prendere durante l’udienza.

Ricordiamo inoltre che ai sette compagni pestati ed insultati a Rebibbia durante il trasferimento da Siano-Catanzaro, perché avevano protestato per le barbare e disumane perquisizioni corporali, sono arrivate pesanti denunce dal DAP per violenza, minaccia e resistenza a Pubblico Ufficiale aggravata, lesione personale e inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità.

Udienza del 27 novembre

Ricompare in aula un’agente della Scientifica di Torino, “esperta” in perizie calligrafiche.
Per fortuna la sua presenza dura poco. La difesa, infatti, denuncia subito che il confronto calligrafico fra uno scritto rinvenuto nelle perquisizioni e uno scritto di Vincenzo Sisi, è stato eseguito su una sua lettera dal carcere sequestratagli nel 2008, ben dopo la chiusura delle indagini preliminari. Ciò è illegittimo come procedura come pure illegale è il sequestro stesso della lettera.
Emerge così che anche altri documenti sono stati inviati a periziare il 7 luglio 2008! A processo inoltrato! Veniamo così a sapere che esiste un Nucleo Investigativo Centrale “Settore eversione” del DAP (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) che ha fatto tutti questi bei servizi alla PM e, a questo punto, pensiamo che forse hanno concordato con lei , il “simpatico” trattamento carcerario fatto di continue pressioni con lunghissimi periodi di isolamento a cui i nostri cari sono stati costretti.
La PM, vista la confusione della sua teste di fronte alle date, rinuncia a continuare l’esame ma, con stizza, afferma che tanto ce n’è già fin troppo per “incastrare” Sisi.
Seguono poi, sempre convocati dall’accusa, diverse persone che erano state sentite nel corso delle indagini come persone “informate sui fatti”. La difesa interviene più volte per dichiararne l’inammissibilità in quanto alcuni testi sono pure indagati e, ad altri, vengono fatte domande che riguardano reati di cui potrebbero essere accusati.
Emerge con chiarezza il modus operandi degli sbirri e i “metodi” dell’inchiesta quando un teste, di fronte alla richiesta della PM, sul perché avesse detto una cosa diversa all’interrogatorio in questura il 13 febbraio 2008, risponde che si era sentito minacciato di incriminazione. E anche quando, un’altra teste, nemmeno indagata, dichiara che il 12 febbraio è stata ammanettata nuda di fronte ai poliziotti e lasciata così fino a quando non è giunto personale femminile!
Viene poi annunciata la presenza alla prossima udienza di Felice Maniero, ex boss della Mala del Brenta, infame personaggio sia per le sue attività criminali sia perché collaboratore di giustizia che ha fatto incarcerare decine e decine di suoi sottoposti.
È un teste della Bocassini, mancava solo lui a completare il bel quadretto dell’accusa: fascisti, sbirri e infami vari. Proteste e urla di vergogna provengono dalle gabbie e dal pubblico che viene allontanato dall’aula.
I compagni ai domiciliari prendono la parola per dire che non saranno presenti all’udienza in quanto il loro percorso politico non ha nulla a che fare con simili immondizie.
Per lo stesso motivo anche i compagni prigionieri non saranno in aula il 4 dicembre.

Mano a mano che svaniscono le divise e i cappucci che sfilano davanti alla Corte si sente un’altra verità dentro l’aula e, ancora di più, si sente sempre più calda e viva la solidarietà e l’unità!

Associazione Solidarietà Parenti e Amici degli Arrestati il 12/02/07

Novembre 2008

 

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