Lettera Compagni ai Domiciliari

27 Novembre 2008

All’udienza del 4 dicembre sono chiamati a testimoniare dei personaggi noti per la loro appartenenza ad organizzazioni mafiose che non hanno nulla a che vedere con questo processo e con le imputazioni che ci vengono addebitate dalla procura.
Questo non è altro che l’ennesimo tentativo da parte della procura di spettacolarizzare questa inchiesta.
Ma l’aspetto principale è l’ennesimo tentativo di denaturare il carattere prettamente politico di questo processo, comparandolo a reati di criminalità comune e addirittura mafiosa.
Questo atteggiamento ha un duplice obiettivo.
– Da un lato equiparare la mentalità mafiosa e l’ideologia politica, aspetto inaccettabile visto che sono in totale antitesi: l’una serve la sopraffazione degli individui in difesa degli interessi economici e del mantenimento del potere di un’ élite e quindi rientra perfettamente nell’idea di società che il capitalismo presuppone, mentre il comunismo si fa portavoce di un’idea di società basata sul benessere collettivo in cui lo sfruttamento è bandito.
– Dall’altro lato la procura, tramite queste testimonianze, vuole forzare la propria tesi accusatoria attribuendo ad ognuno di noi imputati uno spessore dal punto di vista criminale che non ci appartiene.
Noi siamo giudicati in questo tribunale perché comunisti e non perché criminali.
Ogni tentativo di confondere questi due aspetti è un attacco alla nostra identità politica.
Per queste ragioni noi non saremo in aula quando verranno a deporre questi individui perché non vogliamo, con la nostra presenza, avvallare questa logica.

I collusi con la mafia non vanno cercati tra noi, ma in parlamento.

Alessandro Toschi,
Alfredo Mazzamauro,
Amarilli Caprio,
Federico Salotto,
Michele Magon.

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