Comunicato parenti e amici sul caso Ichino

Su Ichino e dintorni
La stampa batte dove il dente duole!

L’Associazione di Solidarietà Parenti e Amici degli arrestati il 12/2/2007 prende la parola per denunciare ancora una volta la ennesima, menzognera e vergognosa campagna dei mass media in atto contro i nostri compagni e parenti.
Tutto ha inizio con la deposizione, il 23 gennaio, del senatore del Pd, prof. Pietro Ichino, venuto a spiegare le motivazioni della sua costituzione di parte civile contro i compagni. Sottolineiamo che il prof. è una presunta vittima visto che mai ha subito qualcosa da parte dei compagni sotto processo.
Le avvisaglie della provocatoria campagna stampa, che sarebbe andata in onda dal giorno successivo, si sono manifestate immediatamente con la presenza massiccia di giornalisti e televisioni in aula, cosa che non succedeva da tempo. In stile con le prime campagne stampa dopo gli arresti.
Mai in questi mesi si è parlato, sui mezzi di comunicazione di massa, del processo in corso. Ciò è stato fatto solo a livello locale con articoli quotidiani forcaioli miranti a annientare, criminalizzandole, le aree di solidarietà. Come mai questo cambio repentino di rotta? Fino ad ora dava troppo fastidio diffondere ciò che accadeva in aula visto che, molte volte, smentiva l’impianto accusatorio e soprattutto parlare della continua solidarietà che si esprimeva attorno a questi compagni. Certo, stanno preparando il terreno per la sentenza, servono nuove menzogne all’accusa per chiedere pene molto pesanti, questo hanno pensato molti. Ma, noi, memori dell’esperienza del dopo arresti, vogliamo far notare anche il tempismo di chi fa vigliaccamente politica sulla pelle altrui, sui processi, sulla galera, sulla demonizzazione dei prigionieri e perfino sui sentimenti dei parenti. Questo lo abbiamo registrato allora, al momento degli arresti, quando un sentire diffuso fece emergere da più parti la convinzione che questa inchiesta rispondesse alle necessità di salvataggio del governo Prodi e di diffusione di allarme sociale attorno alla manifestazione di Vicenza contro il raddoppio della base americana. Registriamo ora che, in concomitanza di questo ritorno sulla scena massmediatica dell’”illustre” Ichino, è passato niente di meno che l’accordo per la riforma dei contratti.
E, su questo accordo, ulteriore tappa dell’affondo alle conquiste operaie, c’è lo zampino dell’”illustre”. Risponde infatti l’Ichino al vice direttore di Repubblica che gli chiede “Nell’accordo ci sono almeno due punti che ricalcano le sue proposte. Lei è senatore del Pd. Considera questo una svolta anche nei rapporti tra maggioranza e opposizione?: “Pur con alcune ombre, considero l’accordo una tappa molto importante sulla strada per rendere più efficiente e moderno il nostro sistema di relazioni industriali”.

Ma, nonostante le campagne diffamatorie o il silenzio stampa a seconda delle necessità, nonostante le vessazioni ai compagni in carcere, le intimidazioni, le denunce e gli arresti ai solidali all’esterno, i compagni in gabbia non sono rimasti certo isolati!

E allora battono dove il dente duole!
Al di là della cronaca di quello che è successo in aula il 23 gennaio, cronaca che puntualmente come parenti diffondiamo dopo ogni udienza, in cui spieghiamo i fatti avvenuti (nessuna minaccia all’illustre, la scorta dal 2003, l’allarme dal 1998, temporalmente tutti fatti precedenti a questa inchiesta e poi, la denuncia di scritte minatorie all’università che si scoprono essere un’unica scritta vergata a mano sopra un water e nemmeno contro Ichino, ma bensì contro i poliziotti della sua scorta ecc..) ci preme sottolineare tutte le bugie strombazzate sui giornali e capirne il vero motivo.
Dietro alle falsità c’è la paura. Ma non la paura degli attentati…bensì quella del riconoscimento e della solidarietà dei lavoratori e dei colleghi operai nei confronti dei compagni sotto processo. Operai e lavoratori che la hanno manifestata e la manifestano scrivendo in carcere, partecipando alle udienze, andando ai colloqui, organizzando cene tra colleghi per raccogliere fondi. E, questo, nonostante le persecuzioni e i rischi del caso (intercettazioni davanti alle fabbriche con furgoni dopo gli arresti, minacce velate di licenziamento ecc.).  Parliamo di operai. Si, perché come tutti quelli che si sono interessati a questa inchiesta sanno, la maggior parte dei compagni in carcere sono operai, alcuni da decenni, alcuni riconosciuti delegati sindacali, alcuni addirittura hanno fondato il sindacato in fabbrica. Tanto che, lo slogan più applaudito, nel grande corteo del 25 aprile 2007 a Milano, dalla gente sui marciapiedi al passaggio dello spezzone (nutrito) dei parenti con i cartelli in mano raffiguranti il volto dei prigionieri era: ”I delegati onesti vanno in galera quelli venduti fanno carriera”. E ricordiamo anche che, nello stesso corteo, centinaia di persone a San Babila hanno urlato terroristi al passaggio dello spezzone degli allora diessini.
E tutto questo Ichino lo sa, quindi mente spudoratamente quando dice: “isolati, pazzi, figli di papa che non sanno cos’è il lavoro e il mio pensiero.” Oppure: “Non riesco a vedere alcun nesso tra questo terrorismo e il disagio sociale. Questi sono impiegati pubblici, tecnici col posto fisso, studenti figli di famiglie ricche”.
Sa anche, molto benissimo, che conoscono i testi delle nuove leggi sul lavoro, degli studi sulle riforme del mercato in quanto ciò ha fatto parte della loro vita di operai e sindacalisti.
Come conosce la maretta che c’è stata nel sindacato dopo gli arresti quando si è dovuto tenere un Comitato Direttivo Nazionale Cgil, specifico sugli arresti, a Roma il 14/3/2003, le conclusioni dello stesso Epifani e un comunicato di condanna seguito alle  relazioni specifiche sulle singole fabbriche in cui si era manifestata solidarietà ai colleghi colpiti dalla repressione.
Tutto queste menzogne e questo accanimento contro i compagni in carcere e la loro demonizzazione mostra, in fin dei conti, la debolezza di chi le diffonde.

Oltre alle falsità vogliamo denunciare anche lo sciacallaggio e le strumentalizzazioni, tra cui la più odiosa è stata fin dall’inizio quella di usare per gli “scoop” i sentimenti e le naturali problematiche delle famiglie di fronte a eventi del genere (ricordiamo gli arresti fatti da incappucciati, addirittura con l’uso di gas accecanti, i parenti sbattuti in prima pagina di tv,  giornali, radio e siti web per settimane).
E tutto ciò risulta ancora più odioso se viene camuffato dietro vuoti appelli alla lotta per la libertà!

Siamo convinti, comunque, che la realtà non è quella massmediatica, i lavoratori e gli studenti che contestano l’”illustre” esistono e sono in aumento e i campi di appartenenza sono opposti (non è un’idea filosofica estremista ma una realtà oggettiva vissuta nel concreto quotidianamente da milioni di persone). Non sono i compagni rivoluzionari, tra cui quelli in carcere, che fomentano le idee di contestazione e ribellione ma sono i fatti concreti di ribellione e protesta che producono e formano compagni che poi vengono repressi e, a testa alta, resistono in galera. Rovesciare idealisticamente le cose non funziona. Per questo l’identità dei compagni in carcere non si scalfisce tanto facilmente!

Associazione Solidarietà Parenti e Amici degli arrestati il 12/2/2007
 2 febbraio 2009

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