Contributo dei prigionieri su Gaza

CON IL POPOLO DI GAZA FINO ALLA VITTORIA
L’attacco indiscriminato scatenato dall’esercito sionista contro i palestinesi della striscia di Gaza mostra ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, la natura criminale del sionismo, feroce cane da guardia degli imperialisti, principalmente USA, nel Medioriente. La dimensione spropositata dell’attacco, con migliaia di morti e feriti tra la popolazione civile con grande dispiego di forze dall’aria, dal mare e da terra, fa della battaglia di Gaza una tappa cruciale dello sviluppo della guerra imperialista.
Il falso pretesto del non rinnovo della tregua da parte di Hamas e degli altri raggruppamenti politici palestinesi, tra cui anche il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, è pura propaganda per giustificare un attacco preparato da mesi, dopo che la stessa tregua era stata violata ripetutamente, l’ultima volta agli inizi di novembre, dagli “omicidi mirati” perpetrati dai missili degli elicotteri e dei caccia-bombardieri israeliani.
La propaganda sionista ha presentato il feroce attacco a Gaza come una operazione contro il presunto terrorismo di Hamas, cercando di mascherare così l’attuale rilancio della guerra di oppressione che da più di sessant’anni stanno conducendo contro il popolo palestinese. Contro questa guerra ingiusta con il suo corollario di massacri, deportazioni, espropri, retate, torture i palestinesi hanno opposto la loro guerra giusta di liberazione. Questa guerra giusta fin’ora ha tenuto aperta la contraddizione rappresentata dalla rivendicazione dell’identità nazionale del popolo palestinese e ha costituito il maggior impedimento alla stabilizzazione della super colonia imperialista in Medioriente rappresentata da Israele.
La propaganda imperialista nella sua versione borghese di sinistra fa leva sul carattere islamico-integralista di Hamas, che si trova oggi alla testa di questa lotta, per cercare di depotenziare la solidarietà dei popoli di tutto il mondo nei confronti della causa palestinese. Ma queste menzogne non possono nascondere il dato storico del carattere giusto della guerra condotta dal popolo palestinese attraverso le organizzazioni che riesce a darsi e di cui anche la solidarietà internazionale è un riscontro materiale.
D’altra parte meglio di tutto parlano i fatti. L’attacco israeliano è chiaramente rivolto contro l’intero popolo di Gaza. Inoltre la sproporzione tra il pretesto dei lanci dei Kassam e le devastazioni e i massacri operati con un enorme volume di fuoco e con l’utilizzo di tutti i “meravigliosi” ritrovati della più recente ricerca bellica come le bombe al fosforo bianco e le bombe DIME, nonché il sollecito appoggio logistico con rifornimenti tramite navi cariche di armi dagli USA, dice chiaramente che l’operazione “Piombo Fuso” su Gaza non è un’operazione locale. Non è semplicemente un episodio circoscritto riconducibile essenzialmente alla guerra ingiusta fatta da Israele contro i palestinesi.
La propaganda imperialista presenta l’attuale situazione internazionale come una serie di conflitti separati e distinti, giustificati tutti da singole contraddizioni peculiari. In realtà le tante guerre sono i diversi fronti di un’unica guerra, la guerra che i diversi gruppi imperialisti, il collusione e/o competizione tra di loro, fanno contro le masse popolari delle nazioni oppresse in Palestina, Iraq, Afghanistan. Guerra che ha per obbiettivo il controllo delle risorse strategiche e l’espansione delle aree di influenza.
L’accordo USA-Israele, sottoscritto a Washington da Tzipi Livni e Condoliza Rice, dopo 20 giorni di massacri a Gaza, la dice lunga sul significato e sui possibili obbiettivi della battaglia a Gaza. Oltre al controllo del confine tra Gaza e l’Egitto con le più moderne attrezzature elettroniche per individuare e distruggere i tunnel di Rafah, unica attuale possibilità di approvvigionamento per la popolazione di Gaza, questo accordo prevede il controllo congiunto USA-Israele del Mar Rosso e del Golfo Persico. Questo concretamente vuol dire che, come seguito dell’aggressione a Gaza, navi e aerei israeliani potranno affiancarsi a quelli americani nel pattugliamento di fronte alle coste iraniane.
Infatti che i piani di sviluppo dell’offensiva contemplino scenari che vanno ben oltre i confini di Gaza è una cosa che traspare dalla sproporzione dell’attacco e dalla provocatoria e spudorata azione di distruzione, oltre che dei civili palestinesi, compresi vecchi e bambini, anche di luoghi “neutri” come scuole e ospedali e in particolare gli edifici dell’ONU. Questa sproporzione e questa provocatorietà allude ad una marca dell’escalation del conflitto, da cui viene bandita anche la carta della possibile “mediazione” imperialista rappresentata dall’ONU. L’attacco israeliano all’Iran, con possibili scenari di guerra atomica, già progettato e pianificato da più di sei mesi, testato anche da esercitazioni aeree sul Mediterraneo e bombardamenti di siti siriani è un possibile sviluppo della battaglia di Gaza passando per la riapertura del fronte nord con il Libano.
Non è il delirio paranoico di una giuria di pazzi guerrafondai ma il possibile lucido sviluppo del piano criminale degli imperialisti USA di far fronte alla drammatica acutizzazione della crisi mondiale del capitalismo e in particolare del loro ruolo dirigente nel sistema globalizzato dello sfruttamento, imprimendo una drastica accelerazione ad una direttrice del processo della terza guerra mondiale strisciante che hanno caratterizzato come guerra preventiva al terrorismo. Il bottino è la riorganizzazione generale dello sfruttamento delle risorse del Medioriente, che hanno chiamato Nuovo Medioriente, e la penetrazione a fondo in Asia Centrale per attestare una posizione strategica e allungare quindi le mani sulle enormi ricchezze di quei territori. Ponendosi così nelle condizioni di poter scaricare la crisi economica addosso alle formazioni concorrenti, forti del fatto di avere una non discutibile supremazia militare ben evidenziata dal dato che la spesa militare USA rappresenta il 50% dell’intera spesa militare mondiale. In concreto la spesa militare annuale degli USA è pari al loro deficit commerciale annuale.
L’aggressione scatenata contro il popolo di Gaza nell’interregno dalla amministrazione Bush a quella Obama sottolinea l’impegno della supercolonia imperialista, rappresentata dall’entità sionista, quarto esercito al mondo, a collegare i suoi obbiettivi specifici al piano generale dell’imperialismo USA: la prospettiva dell’annientamento dell’esistenza della Palestina con lo sviluppo della strategia Usa della guerra preventiva; la possibile assegnazione forzosa di Gaza all’Egitto e della Cisgiordania alla Giordania con l’attacco all’Iran. La borghesia imperialista europea si allinea subalternamente al piano americano, quella italiana in particolare seppellisce anche la sua vocazione mediterranea che in passato si era espressa in una linea di mediazione filoaraba.
Il sistema dei media occidentali con la sua spudorata e ipocrita propaganda di guerra chiarisce l’importanza del fronte interno come momento di contrasto della mobilitazione di massa contro la guerra imperialista. Solo questa mobilitazione, che si espressa a livello internazionale con le manifestazioni in solidarietà al popolo di Gaza e contro i macellai sionisti, sta infatti ponendo un freno alla guerra, assieme alla resistenza palestinese e delle altre nazioni oppresse.
La crisi generale dl capitalismo sta acuendo tutte le contraddizioni, in primo luogo quelle di classe nelle stesse società degli stati imperialisti. La crisi delle economie occidentali, la stessa che spinge gli imperialisti alla guerra, ha aperto una fase recessiva che si traduce in restringimento della base produttiva e in un rapido decadimento delle condizioni di vita e di lavoro della classe operaia e delle masse popolari. Impedire che si sviluppino movimenti di lotta fuori controllo e soprattutto impedire che si saldino con l’opposizione alla guerra diventa in questa situazione un imperativo categorico.
La guerra è l’altra faccia della crisi e le campagne mediatiche della propaganda imperialista, oltre a sostenerne le presunte ragioni depotenziando così la protesta, puntano ad abituare la gente a considerare le distruzioni e i massacri più feroci sia come elemento di “normalità” che come monito, concreta evidenza che non c’è limite al peggio.
L’imperialismo travolto dalla sua crisi sta trascinando l’umanità nel baratro della terza guerra mondiale. Solo una nuova ondata della rivoluzione proletaria mondiale può salvare l’umanità da questa catastrofe.
23 gennaio 2009
I MILITANTI COMUNISTI PRIGIONIERI
Bortolato Davide, Davanzo Alfredo, Latino Claudio,
 Sisi Vincenzo, Toschi Massimiliano

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