Comunicato dei compagni ai domiciliari in occasione del ciclo di conferenze sulla Turchia

Cari compagni e compagne,
vi scriviamo questa lettera per salutare i membri dell’European for Solidarity with the Free Prisoners ed esprimere tutta la nostra solidarietà di classe ai compagni turchi e curdi che continuano a lottare resistendo nonostante la feroce repressione dello stato fascista turco. Iniziative come questa, che denunciano la vera faccia delle borghesie imperialiste nascosta dietro la tanto sbandierata quanto vuota “Democrazia”, secondo noi sono molto importanti soprattutto per rafforzare e rendere attiva la solidarietà internazionalista. La violenza repressiva dello stato turco con i suoi 2000 prigionieri politici e le famigerate celle di tipo F è nota, sono impressi nei nostri occhi episodi come il massacro del 19 dicembre 2000 in 21 carceri, volto ad annegare nel sangue la protesta dei prigionieri politici contro il trasferimento nelle celle di isolamento. Ma impressa nei nostri occhi c’è anche la determinazione con cui le compagne e i compagni prigionieri hanno continuato a lottare e la forza con cui si sono saldate la loro lotta e le mobilitazioni all’esterno delle carceri. È in questi momenti che la resistenza dei prigionieri politici mostra a tutti gli sfruttati la sua grande forza rivoluzionaria. Loro sono la viva testimonianza delle contraddizioni che attanagliano la tigre di carta imperialista e continuando a difendere tenacemente la loro identità ne mettono a nudo tutti i limiti, trasformando i luoghi che i padroni vorrebbero innalzare a cimitero della via rivoluzionaria, le carceri, a riprova della debolezza e della possibilità storica della sconfitta dell’imperialismo. Ciò che ci preme sottolineare è anche la collusione politica e poliziesca delle potenza europee, in primis dell’Italia, di cui esempio noto è l’operazione repressiva di dimensioni internazionali del 1 Aprile 2004 che ha portato in carcere 82 compagni in Turchia e 59 compagni tra Germania, Olanda, Belgio e Italia. Del resto, che sia di centro-destra o di centro-“sinistra”, il governo italiano non può che soddisfare con piacere le richieste di un cliente come la Turchia, terzo partner commerciale e tra i migliori acquirenti di armi italiane. Oggi ancora più strategicamente importante in vista di un suo possibile ingresso nella UE e per la posizione geopolitica che occupa, importante sia per i redditizi traffici di risorse energetiche ed eroina dall’Afghanistan, sia per la stabilizzazione dell’area mediorientale. La connivenza non ci stupisce, perché se le borghesie imperialiste sono sempre in lotta tra loro per raggiungere la supremazia economica e il controllo dei popoli da sfruttare riescono però a essere molto collaborative quando si tratta di reprimere chi con coraggio si oppone ai loro interessi in nome di un’idea di società senza oppressi e senza classi. Ciò diventa ancora più evidente oggi che la crisi economica e strutturale del capitalismo porta le borghesie sul fronte interno a rafforzare il controllo sociale per paura di un radicalizzarsi del dissenso e delle lotte sociali. In Italia ciò è stato reso chiaro dall’ondata repressiva che si è abbattuta nell’ultimo periodo contro tutte le realtà coerenti di comunisti, anarchici, antifascisti attraverso inchieste, sgomberi di spazi politici e di aggregazione, pestaggi polizieschi, legittimazione costante e crescente di gruppi fascisti e campagne mediatiche infami. Noi stessi siamo tra coloro che sono stati colpiti dalla recrudescenza dello scontro in atto, con l’Operazione Tramonto il 12 febbraio 2007 che insieme a noi militanti comunisti, ha colpito anche operai avanguardie di fabbrica e alcuni militanti rivoluzionari che hanno rivendicato il loro impegno per la costruzione del partito comunista politico-militare in Italia. Così, come abbiamo avuto modo di sperimentare sulla nostra pelle la repressione e l’isolamento, abbiamo avuto però anche modo di sperimentare la forza e il calore della solidarietà che ci ha sempre sostenuto e continua a farlo in Italia e all’estero. Siamo convinti che di fronte ai continui attacchi si debba rispondere con una sempre più forte solidarietà di classe internazionalista. Essa è un’arma molto forte e lo dimostra la stessa attenzione che gli apparati della controrivoluzione gli dedicano, ultimo esempio è il processo che inizierà per la manifestazione dell’Aquila del 2007 proprio contro il carcere duro e in solidarietà con i rivoluzionari prigionieri. Ricordiamoci però, questi sono i sintomi di una debolezza, le contraddizioni su cui la borghesia fonda il mantenimento del suo potere sono anche il seme della sua distruzione. Con questo auguriamo buon lavoro a tutti i compagni e le compagne!
Con le parole di Georges Abdallah: “Lottiamo insieme, compagni e compagne, e insieme vinceremo” .
Sempre a pugno chiuso!
Federico Salotto, Amarilli Caprio, Alfredo Mazzamauro, Michele Magon, Alessandro Toschi

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