Dichiarazione spontanea

Con questa dichiarazione vogliamo chiarire il significato che noi attribuiamo all’esperienza del Centro Popolare Occupato Gramigna. Dentro quest’aula abbiamo sentito parlare del Gramigna come un fortino accessibile ai soli stretti militanti, totalmente isolato dal quartiere e dalla cittadinanza. Questa è un’enorme falsità, perché per più di vent’anni il Gramigna ha rappresentato un punto di ritrovo per moltissimi giovani e per gli abitanti dei quartieri. Nessuno meglio di noi, che lo abbiamo fatto vivere, può ricordare come in questo spazio tolto al peggior degrado e abbandono, si svolgessero costantemente concerti molto partecipati, dibattiti su tematiche come la guerra o i licenziamenti, tornei di calcio con giovani del quartiere e operai di fabbriche padovane, cineforum universitari e per bambini; si poteva inoltre consultare una biblioteca o suonare in una sala prove. E, nonostante qualcuno si sia sorpreso nel sapere che il Gramigna era frequentato anche da pensionati, noi diciamo ancora una volta che questo spazio era vissuto e appoggiato da moltissimi giovani e non, perché era uno spazio aperto al quartiere e alla cittadinanza. Questa esperienza rappresenta per noi la pratica dell’essere comunisti, cioè un’esperienza oggettiva di controinformazione e di autorganizzazione. Eppure in questo processo si è cercato di criminalizzare questa esperienza, soprattutto con la testimonianza del dirigente della digos di Padova Pifferi, il quale ha voluto mentire affermando che il Gramigna fosse paragonabile a un “fortino”. Che interessi può avere un dirigente della digos padovana a distorcere l’immagine del Gramigna? Noi pensiamo che queste affermazioni, palesemente false, confermino che questa inchiesta ha una natura politica. Solo così possiamo spiegarci perché l’accusa e alcuni testimoni della polizia hanno tentato di criminalizzare le nostre idee e le nostre pratiche, facendole apparire rivolte a pochi eletti o per i soli stretti militanti, gettando un’ombra di “sovversione” sulle nostre attività. Non possiamo accettare che questa descrizione distorta del Gramigna entri pretestuosamente nel processo, perché la vera immagine del Gramigna rappresenta per noi la nostra pratica e la nostra esperienza, e la rivendichiamo consapevoli di aver contribuito alla vita di uno spazio davvero popolare.
Toschi Alessandro, Salotto Federico, Mazzamauro Alfredo, Caprio Amarilli, Magon Michele.

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