Contributo di alcuni compagni sul 25 aprile

Contributo scritto da alcuni compagni arrestati nell’ambito dell’operazione Tramonto il 12/02/07

Come compagni detenuti agli arresti domiciliari vogliamo contribuire all’anniversario del 25 Aprile portando alcune riflessioni.

Vi scriviamo queste righe per essere in un certo senso in piazza con voi e gridare insieme che il sangue dei partigiani continua a scorrere in tutti coloro che non si arrendono di fronte all’oppressione che purtroppo non è stata spazzata via.

La data del 25 Aprile rappresenta un giorno fondamentale per la nostra storia, è l’anniversario della rivolta popolare partigiana guidata dal PCI, all’interno di un fronte di forze antifasciste, contro la dittatura fascista che da vent’anni opprimeva il popolo; ma non solo, essa incarnava anche l’aspirazione a una società diversa, libera anche dal giogo borghese e capitalista.
I partigiani pagarono con la vita, il carcere e il confino la scelta di combattere il fascismo per portare la libertà in Italia. Negli occhi avevano un’ Italia antifascista, dove non si sarebbe più visto un periodo tragico e sanguinario come il ventennio; dove di fascismo non se ne sarebbe più dovuto parlare perché troppe persone avevano dato la propria vita, in cambio della libertà di tutti; dove l’antifascismo sarebbe stato un valore indistruttibile, una bandiera che tutti avrebbero tenuto alta come simbolo di Resistenza e memoria dei partigiani caduti.
Purtroppo queste aspirazioni sono state tradite dalla direzione del PCI che abdicò al suo ruolo di guida delle masse, aderendo al revisionismo moderno e trasformando il partito in uno strumento di integrazione del proletariato nel sistema borghese. Questo tradimento ha portato da un lato alla carcerazione e al confino di tanti compagni e compagne che non volevano svendere le idee che li avevano guidati, e dall’altro lato con “l’amnistia Togliatti” nel 1946, in nome della pacificazione, alla liberazione di repubblichini e fascisti che si erano macchiati dei peggiori crimini.
Con tale pacificazione si è venduto il paese agli imperialisti, visto che gli interessi USA in Italia già sul finire della guerra erano cambiati e non individuavano più i nemici da combattere nei nazisti e fascisti, ma nei comunisti. L’obiettivo USA era diventato quello di riconsegnare il controllo agli sfruttatori che si erano serviti del fascismo per colpire il movimento di classe che prima del ventennio aveva conosciuto un periodo di grande mobilitazione. Così, ad esempio, i servizi segreti USA già nel 1944 integrarono nella loro rete gli agenti dell’OVRA (“Opera vigilanza repressiva antifascismo”, cioè la polizia segreta fascista) e si assicurarono l’impunità dei gerarchi. In questo quadro si comprende anche la Strage di Portella della Ginestra (1 maggio 1947) che rientra nella strategia terroristica che mira a eliminare “il pericolo comunista” dall’Italia e a garantire il mantenimento del potere sempre nelle solite mani.
Tutto ciò si è poi tradotto nei decenni di regime democristiano che non ha certo disdegnato il patrimonio repressivo costruito durante il fascismo e ha trovato anche un nuovo mezzo nella “strategia della tensione”, come ad esempio Piazza Fontana, in cui lo Stato si è servito, come sempre, dei fascisti per far annegare nel terrore le lotte e le aspirazioni operaie .
Parallelamente il revisionismo, che la destra e la “sinistra” istituzionale hanno portato avanti con tanto ardore, avvalendosi di intellettuali come Pansa, risponde al tentativo di annientare nella coscienza della gente il valore dell’antifascismo e di infangarne la memoria con l’obiettivo di disarmare ideologicamente i proletari.
Un chiaro esempio di becero revisionismo è la nuova proposta di legge n° 1360 presentata nel giugno 2008 da alcuni parlamentari del centrodestra e del PD e in questi giorni in fase di discussione in parlamento. Per l’ennesima volta si tenta di equiparare i caduti partigiani con quelli repubblichini, paragonando e affiancando gli alti ideali di libertà portati avanti dai partigiani, con quelli oppressivi dei fascisti.
Se ancora oggi, nel 2009, c’è bisogno di infangare e riscrivere la storia, significa che la borghesia sta cercando con ogni mezzo di evitare che la memoria storica possa essere un insegnamento per le lotte di questi tempi.
Il fascismo è sempre stato uno strumento che la borghesia ha utilizzato come arma per mantenere il controllo sociale e sfruttare le masse proletarie.
Per questo non è un caso che proprio ora, che la borghesia deve scaricare la sua crisi come sempre sulle spalle dei lavoratori e delle loro famiglie con licenziamenti, cassa-integrazione, tagli sui servizi pubblici (come istruzione, sanità e pensioni), perdita sistematica dei diritti conquistati con le lotte, assistiamo a un’ operazione politica, già in atto da anni in Italia, che mira a riabilitare il fascismo accusando i partigiani e i comunisti, di ieri e di oggi, di essere dei criminali.
Così vediamo oggi il fascismo che avanza indisturbato per le strade delle nostre città e assistiamo all’assassinio del compagno Dax a Milano, di Renato a Roma, di Nicola a Verona e a moltissime aggressioni neofasciste a danno di immigrati e di chiunque si opponga alla sua logica razzista e liberticida. Infatti se da un lato ai gruppi squadristi viene assicurata l’impunità, dall’altro chiunque si mobiliti e si organizzi praticando una concreta resistenza antifascista viene represso dallo Stato con le manganellate della polizia e nei tribunali della giustizia borghese. Oggi i fascisti godono di piena legittimazione da parte delle istituzioni, dei media che trasformano le loro aggressioni di chiaro stampo politico in bullismo o risse tra balordi, e dei sindaci delle varie città (di destra o di “sinistra” che siano) che gli concedono sempre più spazi. Così è successo, ad esempio, alla manifestazione di Forza Nuova a Bergamo del 28 febbraio protetta dalla polizia, che ha fermato 60 antifascisti 2 dei quali poi arrestati, e al comizio “internazionale” tenuto a Milano (città medaglia d’oro alla Resistenza) il 5 aprile che ha visto la città completamente blindata in difesa dei 300 fascisti che da tutta Europa si sono presentati.
Ma considerare fascismo solo quello più evidente perpetrato dalle testoline rasate sarebbe un errore, l’ondata reazionaria non si limita alla legittimazione dei gruppi squadristi, anzi essa va inquadrata nel contesto repressivo che governo e opposizione stanno allestendo per garantire alla borghesia il mantenimento dello status quo.
Così da un lato vediamo il susseguirsi di inchieste e intimidazioni contro gruppi comunisti, anarchici e antimperialisti come è successo a noi. Con il processo in cui siamo imputati si vuole riscrivere la storia, paragonando comunismo, antimperialismo e rivoluzione a terrorismo.
Così si riempiono le carceri di compagni a cui viene riservato un trattamento particolare ricorrendo a piene mani alla tortura dell’isolamento, sotto diversi nomi, a seconda delle circostanze e necessità repressive, attraverso l’applicazione del 41 bis oppure nelle sezioni di Eiv (Elevato Indice di Vigilanza).
Nelle carceri si punta all’annientamento di chiunque non si riconosca nei valori del sistema oggi dominante. Nelle detenzioni domiciliari viene imposto il divieto di comunicare con persone diverse dai parenti stretti, portando così l’isolamento anche dentro le mura di casa.
Dall’altro lato governo e opposizione strumentalizzano gli episodi di violenza compiuti da immigrati inventandosi sempre nuove emergenze per giustificare decreti legge (come il decreto sicurezza o il decreto anti-stupro) con cui in realtà affinano gli strumenti giuridici repressivi; sotto la maschera della sicurezza vogliono raggiungere anche un altro obiettivo che è quello di dividere gli sfruttati per garantirsene il controllo.
Tutto ciò perchè temono un radicalizzarsi delle lotte e del dissenso.
Questo è funzionale per far passare senza troppe proteste gli attacchi antipopolari che tutte le istituzioni si preparano a eseguire nel tentativo di uscire dalla crisi capitalista, primi fra tutti i finanziamenti alla guerra imperialista.
Al G20 di Londra, infatti, il governo italiano ha promesso al “democratico” Obama un’ulteriore partecipazione militare in Afghanistan con 250 militari in aggiunta ai 2.800 già presenti.
In un momento di forte crisi del sistema capitalista come quella che stiamo vivendo ora, i governi dei Paesi più industrializzati del mondo cercano una “via di fuga” inasprendo i conflitti internazionali nelle guerre imperialiste portate avanti dalla NATO per impadronirsi di territori strategici, come quello appunto afgano.
Difatti l’Afghanistan, invasa nel 2001, ricopre un ruolo strategico sia economico che militare essendo situato al centro delle repubbliche Centro-Asiatiche; confinando con Iran, Pakistan, Uzbekistan, Tajikistan, Turkmenistan e Cina; esso rappresenta un punto di passaggio di riserve energetiche tali da rivaleggiare con quelle del golfo Persico e quindi in grado di spostare l’asse economico mondiale.
Il tutto a spese della popolazione afgana costretta a subire l’oppressione e la ferocia dell’occupazione imperialista della NATO, e a spese dei lavoratori costretti a pagare i costi di queste infami manovre militari, linfa vitale del capitalismo.
E così mentre in Italia chiudono le fabbriche e sempre più operai si ritrovano senza un lavoro o in cassa-integrazione, lo Stato aumenta le spese militari.
Mentre lavoratori, studenti e precari si ritrovano senza futuro, l’Italia acquista 131 cacciabombardieri con una spesa di 13 miliardi di euro e militarizza le città. Mentre gli stipendi delle famiglie non bastano più ad arrivare a fine mese, il governo investe capitale nel sostegno alle banche complici della crisi economica mondiale.
E con l’avvicinarsi del Primo Maggio, data simbolo delle conquiste della classe operaia, il governo propone di trasformare gli scioperi in “virtuali” (si sciopera lavorando!) e di allungare l’età pensionabile alle donne fino a 65 anni, due chiari esempi di attacco alle condizioni dei lavoratori.
È perciò chiaro che la lotta antifascista non è finita e che la bandiera rossa della Resistenza, che rappresenta una speranza per tutti gli sfruttati, deve guidarci ancora nella corsa verso la libertà.

CON I PARTIGIANI DI IERI,
CON I RESISTENTI DI OGGI!
DIFENDIAMO LA MEMORIA STORICA,
NO ALLA LEGGE 1360!
Federico Salotto
Amarilli Caprio
Alfredo Mazzamauro
Michele Magon
Alessandro Toschi

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