Lettera dei militanti prigionieri

UN PROCESSO DA GUERRA DI CLASSE

Conclusione di un processo da guerra di classe: nei giorni stessi l’arresto di altri militanti del movimento rivoluzionario – ai quali va tutta la nostra solidarietà-; aggiustamento dell’ultima ora sulla giuria popolare, con “misteriosa” sostituzione di ben tre giurati; messa sotto scorta del presidente, benché egli stesso ammetta di non aver subito minacce. Sempre in clima militarizzante, lettura di sentenza nell’aula-bunker di S. Vittore, con gran dispiegamento di truppe in divisa e di quelle della macchina mediatica. Infine le condanne: esemplari! Così la borghesia ed il suo Stato pensano di regolare il conto ai militanti rivoluzionari, e di praticare il terrore preventivo contro la nostra classe. C’è una terribile crisi economica in corso, manifestazione della più generale crisi del capitalismo. La borghesia non può “risolverla” che in un modo: aumentando lo sfruttamento. Ciò comporta le attuali devastazioni sociali. Le masse possono rivoltarsi e riscoprire che il loro destino, la loro libertà ha un solo nome: distruzione del capitalismo! Il sistema gioca allora d’anticipo, aizzando divisioni e contrapposizioni fra settori popolari, facendo leva sui peggiori istinti: razzismo, concorrenza, unità corporativa tra operai e padroni, spirito neo-colonialista, ecc… Mentre noi, militanti comunisti della classe operaia, veniamo condannati, vengono legalizzate le ronde (verdi e nere), cioè il vecchio squadrismo di stampo fascista e razzista. Questo già da anni imperversa per le strade: pestaggi e omicidi contro proletari immigrati, giovani e militanti di classe. Ma ora vengono pure legalizzate, la strada verso le milizie paramilitari è aperta. La loro apparizione in televisione in tenute di ispirazione nazista, subito dopo le immagini del nostro processo la dice lunga: la violenza proletaria rivoluzionaria è da schiacciare, quella reazionaria è da sostenere e diffondere. Obiettivo principale è quello di impedire alla classe proletaria di ergersi a soggetto politico indipendente, capace di lottare conseguentemente e dunque di armarsi, per l’unica alternativa possibile alla barbarie capitalistica: il socialismo. Il nostro processo si situa tutto in questa contraddizione. Questo il nodo politico, attorno al quale si dà lo scontro. Ma Stato e borghesia, per la loro debolezza strategica, sono costretti ad usare ipocrisia e mistificazione, usano e abusano della mistificazione “democratica”. Così, un loro noto rappresentante, agente della demolizione sociale antioperaia, arriva a fare prediche sul rispetto delle idee e della persona umana, fino a proporci il miserabile scambio: “trenta denari” per la capitolazione. A tale campione diciamo: vada a vedere come muore di cancro un operaio dell’Eternit, e come sia stata rispettata la sua “persona umana” e le “sue idee”, dai padroni, dal loro Stato e dagli agenti “riformisti” come lui. Vada a lavorare in fabbrica, a scoprire le meraviglie dello sfruttamento e delle sedicenti leggi “riformiste” che lo aumentano. Le stesse leggi “riformiste” che tanto hanno contribuito alla pesante precarizzazione del mondo del lavoro, cioè ad indebolirlo il più possibile di fronte alla dittatura del Capitale. Vada a scoprire che per il Capitale non esiste la classe operaia, bensì la merce forza-lavoro, l’oggetto dello sfruttamento, la fonte unica del profitto! Quanto alla democrazia borghese, essa è una cinica farsa: non può esistere “democratica competizione” tra sfruttati e sfruttatori. Esiste un rapporto di violenza e di inganno. Scopo della nostra battaglia politica è proprio quello di svelare queste verità e di portare il proletariato sulla propria strada di emancipazione, facendo ricorso anche alla violenza rivoluzionaria, “levatrice della storia”. Noi abbiamo sempre rivendicato la nostra violenza, perché abbiamo un coraggio che ci è dato dal valore della nostra causa, perché coraggio ci vuole ad attaccare la classe dominante ed il suo Stato. Non certo a bombardare popolazioni civili che non vogliono farsi rubare il petrolio e la vita; oppure a mettere bombe in piazza e sui treni, come fanno gli “sgherri segreti” di Stato. Questo è il senso del nostro appello alla guerra di classe per il comunismo, perché questa è l’unica strada per uscire dal marasma di miserie e violenze cui il capitalismo sta condannando la società. Qualche giornale borghese ha scritto, l’indomani della sentenza, che noi e il pubblico abbiamo intonato “l’internazionale”, come se la repressione subita fosse solo un incidente nel percorso rivoluzionario. Ogni tanto c’azzeccano. È proprio così! Certo per loro è difficile comprendere la forza di certe idee di collettività, così come della solidarietà di classe, che in questo processo si è manifestata così potente da pesare sicuramente nel rapporto di forze. Non c’è altra possibilità: o si va verso la Rivoluzione, o il capitalismo trasformerà il pianeta in un inferno, come già gran parte della sua popolazione vive. Perciò riaffermiamo:
“…su compagni lottiam, nostro fine sarà l’internazionale di Lenin, futura umanità…”
Contro la crisi e l’imperialismo, guerra di classe per il comunismo!
Contro il fascismo e la repressione, organizziamoci per la Rivoluzione! Milano, Giugno 2009
Militanti per la costituzione del Partito Comunista Politico Militare:
Claudio Latino, Davide Bortolato, Alfredo Davanzo, Vincenzo Sisi.
Militanti comunisti prigionieri:
Massimiliano Gaeta, Massimiliano Toschi.

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