Lettera di Bruno

9 luglio 2009
Cari compagni, ho ricevuto con piacere il materiale che avete inviato a me e gli altri compagni qui con me. Il processo è andato come previsto per un processo politico, quindi con obiettivi tali, indipendentemente da fatti e circostanze. Per altro si sono dovute operare forzature e falsificazioni che ben attestano il valore della normativa borghese. Per quanto mi riguarda posso subire gli atti del regime ma non riconoscerli; per questo motivo ho ritenuto di non partecipare al rito della lettura della sentenza. Nonostante tutto l’apparato sbirresco non si possono arrestare le contraddizioni del sistema capitalistico, tanto più di fronte alla crisi che la borghesia è ben decisa a far pagare con lacrime e sangue ai lavoratori e studenti, uomini e donne. Le persone si possono arrestare: 70 in due giorni, mentre un esercito di 15.000 elementi garantisce la sicurezza del G8 all’Aquila. Magari con quei soldi potevano sistemare i terremotati, facile ma concreta obiezione. Gli operai si possono licenziare, ma questo non nasconde certo l’iniquità del sistema. Proprio oggi si può leggere che la famiglia Marcegaglia, solo in Svizzera ha imboscato 400 ml di euro. I comunisti si possono imprigionare ed isolare per paura del “contagio” dello spettro del comunismo che s’aggira sempre negli incubi dei borghesi e dei loro lacchè. Come a Catanzaro o nella nuova sezione a Carinola. Ma non si può fermare la forza dell’idea della rivoluzione comunista, tanto più opposta alla barbarie del crepuscolo capitalista.
Sempre avanti!
Bruno

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