Lettera dal carcere di Catanzaro per Diana

Lettera dal carcere di Catanzaro, 5 novembre 2009
Onore alla compagna Diana Blefari
Ogni morte di un compagno ricorda, a chi se ne fosse dimenticato che una guerra è in atto. È una guerra che i padroni hanno dichiarato ai proletari a livello mondiale, e soprattutto a quelli tra loro che hanno deciso di rispondere al fuoco. In questa guerra si muore di fame, di sfruttamento, di incidenti sul lavoro. Si muore di “sicurezza” e si muore, infine, di repressione. Contro i militanti delle Brigate Rosse è attualmente concentrato il massimo delle attenzioni repressive dello Stato borghese, poiché sono coloro che lo combattono nel modo più radicale. Queste violenze di stato, pur diverse, concorrono alla stessa guerra, seppur latente e non dichiarata, la guerra di classe: terrorizzare il proletariato, per imporgli le politiche di sfruttamento aggravato e impedirne la rivolta. Impedirne soprattutto la saldatura con l’istanza rivoluzionaria, con il possibile sviluppo della lotta rivoluzionaria. In questo contesto, con questa logica, è stata portata alla morte la compagna Diana. La compagna Diana dopo anni di isolamento, di regime di 41 bis, di omissione di cure mediche, e di pressioni sul suo stato psicologico, scientificamente elaborate per ottenere il suo annientamento, è un caduto di questa guerra e ricorda la necessità di questa lotta. La ricorderemo sempre, con gli altri caduti rivoluzionari, con rabbia e amore rivoluzionario.

Alcuni comunisti prigionieri a Siano:
Davanzo Alfredo,
Latino Claudio,
Scantamburlo Andrea,
Ghirardi Bruno,
Zoja Gianfranco,
Sisi Vincenzo,
Gaeta Massimiliano,
Toschi Massimiliano,
Bortolato Davide.

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