Cari compagni/e, parenti e amici,
vogliamo esprimere l’immensa gioia che ci unisce tutti e tutte nel riavere nuovamente fra di noi Alfredo, Amarilli, Davide e Federico.

I compagni e la compagna che stavano scontando la condanna della sentenza di primo grado agli arresti domiciliari, sono infatti da due giorni liberi con l’obbligo di dover firmare presso un comando dei carabinieri per tre volte alla settimana. Questa decisione di sostituzione della misura degli arresti domiciliari con quella dell’obbligo di firma non ci fa certo credere che da parte della magistratura e di tutto l’apparato giudiziario ci sia un atto di “benevolenza”, visto che oramai hanno quasi finito di scontare la condanna. Infatti, questi compagni hanno subito, anche nel contesto di quasi tre anni di arresti domiciliari, un trattamento “speciale” fatto di continue vessazioni come il divieto di comunicare anche solo per via epistolare per oltre un anno o i continui rigetti alle istanze per vedere amici, compagni e addirittura familiari. In continuità con questo “speciale” trattamento ricordiamo tutti gli altri compagni arrestati nell’operazione Tramonto tutt’ora detenuti nel carcere confino di Siano. In questo carcere, a 1200 km di distanza dai propri affetti e dai compagni di lotta, sono rinchiusi in una sezione che li tiene separati dal resto dei detenuti col pretesto di essere considerati “pericolosi”, quando in realtà questa differenziazione mira a prevenire l’unione tra prigionieri politici e comuni. Ogni tipo di vessazione praticata ai nostri compagni, come a tanti altri detenuti in carceri speciali, ha l’obbiettivo di fiaccarne la resistenza e la determinazione nella lotta.  Ma la realtà dei fatti dimostra l’esatto contrario. Le perquisizioni, gli arresti e il processo contro i compagni e la compagna arrestati per l’inchiesta Tramonto, che secondo l’ignoranza delle menti repressive doveva creare terra bruciata attorno agli imputati, si è trasformata in un fallimento. Gli esempi sono molti: la grande ed immediata solidarietà di parenti, compagni e amici verso i prigionieri, la determinazione e l’unità degli imputati nel continuare a mantenere salda la loro identità anche dopo la sentenza, le condanne e le scarcerazioni, o ancora la mobilitazione di tutti gli operai della fabbrica dove lavorava un compagno assolto nel processo che ha portato al suo immediato reintegro nel posto di lavoro. Tutto questo, e molti altri esempi ancora, ci portano a dire che la repressione sta fallendo nel suo vigliacco intento e con sempre più convinzione ribadiamo che la solidarietà è un’arma efficace e necessaria. Continuiamo a rilanciare la solidarietà di classe come arma fondamentale contro questo sistema che mira all’annientamento di tutti i compagni e le compagne che mantengono invece salda la loro identità politica.

Rinnoviamo il nostro saluto e forte abbraccio ai compagni ritornati in libertà, estendendolo fino a Siano e a tutti coloro che resistono e lottano, fuori e dentro le galere, per una società senza più classi, guerra e sfruttamento!

Uniti nella solidarietà di classe internazionalista – uniti si vince!!!

31 Dicembre 2009

Associazione Solidarietà Parenti e Amici degli Arrestati il 12-02-07

I commenti sono chiusi.

<span>%d</span> blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: