Processo di appello inchiesta 12 febbraio 2007

Cronaca dell’Associazione Solidarietà Parenti e Amici degli Arrestati il 12/02/07 sulle udienze del 15 e del 22 aprile del processo d’Appello in corso a Milano contro i compagni e la compagna arrestati nell’ambito dell’operazione “Tramonto”.

Giovedì 15 aprile è iniziato il processo d’Appello a carico dei compagni arrestati il 12 febbraio 2007 con l’accusa di voler costituire il Partito Comunista politico-militare.

Il 13 giugno 2009 era stata emessa la sentenza di primo grado: 2 compagni assolti, per gli altri una condanna complessiva di oltre 150 anni di carcere più diversi milioni di risarcimento allo Stato (non si capisce per cosa visto che non ha avuto alcun danno materiale). Il 29 dicembre 2009 erano state tolte le misure cautelari ai quattro compagni detenuti agli arresti domiciliari a Padova. Prigionieri, restano 9 compagni.

Fuori dall’aula

La prima udienza del processo è stata caratterizzata da un presidio di solidarietà indetto sia per salutare e sostenere i compagni e rinsaldare il movimento di solidarietà che si è stretto a loro fin dagli arresti e durante tutto il processo di primo grado, sia per denunciare le pesanti condizioni di detenzione a cui i compagni prigionieri sono costretti nel carcere confino di Siano Catanzaro. Ora invece si trovano in quello di Opera (Mi) per tutta la durata del processo d’Appello.

Dalla data della sentenza, il 13 giugno 2009, i compagni sono stati rinchiusi nella sezione di Alta Sicurezza del carcere di Catanzaro assieme ad altri prigionieri politici detenuti da decenni: 22 compagni comunisti in una sezione dedicata esclusivamente a loro. Questo secondo le regole della differenziazione carceraria che vede i prigionieri politici separati totalmente dal resto del corpo prigioniero. Siano-Catanzaro, così come Carinola, Latina, Alessandria, Macomer sono solo alcuni esempi delle “nuove” sezioni speciali di isolamento in cui i prigionieri vengono rinchiusi secondo l’organizzazione di appartenenza (comunisti, anarchici, islamici). Queste sezioni, assieme alla applicazione dell’art 41bis sono oggi la forma di tortura, tramite isolamento, usata dallo Stato contro i rivoluzionari per piegare la loro identità, per fiaccare la loro resistenza e indurli alla collaborazione.

Il presidio è durato tutta la giornata, fino alla fine dell’udienza, la partecipazione è stata sentita e numerosa, sono giunti compagni da varie parti d’Italia, i parenti degli imputati, gli amici, gli studenti e gli operai, colleghi di lavoro degli imputati. Sono stati appesi striscioni di solidarietà ai rivoluzionari e contro il sistema carcerario.

Dentro l’aula

Dopo le proteste dei detenuti perché erano stati messi in gabbie separate, le solite odiose gabbie con doppia griglia che impediscono al pubblico di vederli, e dopo che hanno ottenuto di essere riuniti, è iniziata l’udienza. Volevano mostrarli divisi, questo ci fa capire quanto dia fastidio e dunque sia importante l’unità anche dentro ai tribunali.

L’udienza è stata caratterizzata dalla richiesta di astensione dal giudizio, fatta dall’avv. Pelazza e appoggiata da tutti i difensori, alla dott. Maria Luisa Dameno che presiede la Corte. Le motivazioni sono molte ma innanzitutto il fatto che per la legge attualmente in vigore non potrebbe occupare quel posto in quanto ha lavorato alla Procura di Milano (negli stessi uffici della Bocassini) per tutto il tempo dell’istruzione di questa inchiesta. Pelazza ha ricordato che fino al marzo del 2007, e quindi anche nel periodo delle indagini, la dottoressa Dameno era procuratore aggiunto. “Ricordo che quello del pm è un ufficio impersonale – ha detto l’avvocato – Dameno passò al giudicante prima che entrasse in vigore la legge che vietava i passaggi da un settore all’altro della magistratura nella stessa regione. Ma questo solo per un disguido temporale nell’entrata in vigore della legge il 31 luglio del 2007. La norma era già nota da più di un anno”.

Ma non basta, la Dameno ha già mostrato qual è il suo giudizio sugli imputati con le risposte negative che ha dato ad istanze di imputati fatte per motivi di studio. Le motivazioni esprimono bene il “pregiudizio” della stessa nei confronti di coloro che deve giudicare: agli imputati iscritti all’università ha negato l’uso del computer (permesso dal carcere stesso) poiché secondo lei i compagni studierebbero per fare “proseliti” all’università!

L’avvocato ha poi ricordato la sua “brillante” carriera nel pool antiterrorismo durante tutti gli anni 80 mettendo in evidenza alcune vere e proprie cattiverie di cui si era resa responsabile. Successivamente gli avvocati hanno denunciato le condizioni di detenzione dei compagni nel carcere di Siano ed è stata richiesta la scarcerazione del compagno Andrea Scantamburlo, condannato in primo grado a 3 anni e 8 mesi. Solo alla fine della giornata la Corte si espressa favorevolmente sulla libertà immediata per Andrea, scarcerato la sera stessa senza alcuna restrizione.

L’udienza è proseguita con la noiosa rilettura, in sintesi, della sentenza di primo grado, sentenza basata principalmente sul fatto che i compagni non si sono “ravveduti” e sul canovaccio di accusa della Bocassini senza tener minimamente conto di tutto il dibattimento.

Il pubblico ha riempito l’aula per tutto il giorno, facendo sentire con forza la propria solidarietà. I compagni prigionieri sono stati salutati con i pungi alzati e si sono fatti sentire con alcuni slogans dalle gabbie, i compagni presenti si sono uniti in un unico coro che ha risuonato nell’aula del tribunale.

Con gran gioia abbiamo riabbracciato il compagno Andrea, uniti di nuovo nella lotta.

Udienza del 22 aprile

Giornata dedicata all’accusa. Ciò si è visto anche per la servile presenza dei mass media, quasi sempre assenti quando parla la difesa e quella, più massiccia del solito, delle forze dell’ordine.

Il sostituto procuratore generale di Milano, Laura Barbaini, ha chiesto la conferma della sentenza di condanna emessa in primo grado. Nel corso della sua requisitoria non ha assolutamente tenuto conto delle risultanze del dibattimento e di tutto il lavoro della difesa che aveva smontato molte delle accuse e aveva denunciato alcuni falsi nelle trascrizioni delle intercettazioni, cosa questa dimostrata con perizie tecniche rigorose (e costose!).

Di seguito hanno parlato gli avvocati delle parti civili, cioè lo Stato e Ichino, che hanno liquidato l’intervento in pochi secondi chiedendo la conferma della sentenza di primo grado.

Nell’ultima parte dell’udienza ha incominciato a parlare la difesa con l’avvocato Bonon.

Le prossime udienze:

30 Aprile

27 Maggio

7 giugno

Invitiamo alla presenza solidale!

UNITI SI VINCE!

Associazione Solidarietà Parenti e Amici degli Arrestati il 12/02/07

parentieamici@libero.itwww.parentieamici.org

26/4/2010

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