PRESIDIO SOTTO AL CARCERE DI LATINA DOMENICA 19 SETT

RILANCIAMO LA PARTECIPAZIONE AL PRESIDIO SOTTO AL CARCERE DI LATINA
DOMENICA 19 SETTEMBRE ORE 13
INSIEME ALZEREMO I PUGNI, UNITI SPEZZEREMO LE CATENE!

I prigionieri rivoluzionari rappresentano la più viva espressione della lotta all’attuale sistema capitalista e costituiscono il legame diretto e concreto con l’orizzonte della Rivoluzione, poiché è in nome di quest’ultima che essi sono all’interno delle carceri di tutto il mondo. Questi compagni stanno scontando delle pene lunghissime per la sola colpa di non aver mai messo in discussione la prospettiva rivoluzionaria, come unico mezzo di liberazione da parte delle classi oppresse. Infatti, soltanto attraverso questa prospettiva, le masse di sfruttati e diseredati potranno spezzare quelle opprimenti catene e liberarsi dalla schiavitù dello Stato borghese. La memoria storica impersonata dai prigionieri rivoluzionari e il ruolo che essi svolgono sul fronte della galera risultano elementi fondamentali e complementari alla lotta che viene condotta al di fuori delle prigioni. Domenica 19 settembre ci sarà un presidio sotto al carcere di Latina e si colloca nel contesto della campagna di solidarietà lanciata dal Soccorso Rosso Internazionale, e ripresa in diversi paesi d’Europa, per i prigionieri politici di lunga detenzione, da Marco Camenischi a Mumia Abu Jamal, a George Ibrahim Abdallah e molti altri ancora. È necessario in questo contesto ribadire e sottolineare l’internità alla lotta dei nostri compagni prigionieri, i quali, non rinunciando alla loro identità politica e non rinnegando l’appartenenza alle lotte, non fanno altro che combattere insieme a noi, al nostro fianco. Un saluto va ai compagni Marco, Costa, Silvia e Billy, detenuti nelle galere svizzere, e che partecipano attivamente alla campagna con uno sciopero della fame iniziato il 10/09. Lontanamente da quanto vorrebbero le logiche del sistema, il carcere, che ha il compito di condurre alla spersonalizzazione politica, eliminando e annichilendo la coscienza di classe, si scontra, invece, con la coraggiosa resistenza dei prigionieri. Nello specifico, proprio qui a Latina, si trovano ben sei compagne di lunga detenzione e sono rinchiuse da oltre vent’anni. Esse, come moltissime altre rivoluzionarie prigioniere, non hanno mai ripudiato il percorso politico che le ha portate a questa sorte e l’apporto che continuano a dare alla lotta è una chiara manifestazione dell’importanza del ruolo della donna dentro ai processi di trasformazione della società. La determinazione con cui le compagne all’interno delle prigioni rivendicano la propria autonomia di pensiero e si oppongono a qualsiasi forma di collaborazione o pentimento, in cambio di vane promesse, è una chiara dimostrazione della loro reale emancipazione, libere nell’aver scelto la via della lotta. Ma questa libertà ha un prezzo da pagare: le vessazioni del sistema carcere, l’isolamento, la censura, la separazione dai propri affetti, la divisione dal resto del corpo delle detenute ecc. Cogliamo l’occasione per denunciare anche che, recentemente, proprio il carcere di Latina ha decurtato lo stipendio mensile interno, quale spesso unica fonte di sostentamento per i detenuti, a causa dai tagli effettuati dal governo per far fronte alla crisi economica (già, perché il carcere, in quanto specchio della società, riflette continuamente tutte le sue lacune!). La detenzione comporta saper affrontare anche situazioni di soprusi da parte delle guardie carcerarie, che rappresentano la galera nei suoi aspetti più vili e disumani. A questo proposito, non è possibile fare a meno di denunciare quanto è recentemente accaduto presso il carcere di Rossano (Cs), dove sono rinchiusi numerosi prigionieri di guerra arabi, provenienti da carceri internazionali come Guantanamo o Bagram (prigione in Afghanistan sotto il controllo USA). Questa estate, a un compagno detenuto nel carcere di Siano, il quale teneva una corrispondenza epistolare con un prigioniero di Rossano, è stata applicata la censura a causa di una lettera, che raccontava la denuncia di un pestaggio inferto da parte di alcuni carcerieri. Inutili i commenti: ancora una volta, il carcere borghese ha rivelato la sua natura coercitiva, tesa ad annientare i prigionieri più “scomodi” ed a evitare un’unità al’interno del fronte-carcere. In un momento storico come quello presente, caratterizzato da un’acuta fase di crisi economica e strutturale, credere in una prospettiva rivoluzionaria significa essere consapevoli e pronti a subire la repressione per mano dello Stato. Di fronte a ciò, l’unica soluzione è quella di non lasciarsi trovare impreparati e di saper fronteggiare il carcere, cogliendone gli aspetti più produttivi, al fine di considerarlo come un’altro fronte di lotta. È nostro compito, qui fuori, costruire un’ampia solidarietà di classe attorno ai rivoluzionari prigionieri per rafforzare il filo rosso che ci unisce e ricollocare i compagni nelle battaglie al nostro fianco.

Al fianco delle donne che resistono!
Libertà per tutte le rivoluzionarie!
Insieme nella lotta spezzeremo le nostre catene!

Padova, settembre 2010
Compagne antifasciste
Compagni/e per la costruzione del Soccorso Rosso in Italia
cccpsri1@gmail.com

RILANCIAMO LA PARTECIPAZIONE AL PRESIDIO
SOTTO AL CARCERE DI LATINA
DOMENICA 19 SETTEMBRE ORE 13

INSIEME ALZEREMO I PUGNI,

UNITI SPEZZEREMO LE CATENE!

I prigionieri rivoluzionari rappresentano la più viva espressione della lotta all’attuale sistema capitalista e costituiscono il legame diretto e concreto con l’orizzonte della Rivoluzione, poiché è in nome di quest’ultima che essi sono all’interno delle carceri di tutto il mondo. Questi compagni stanno scontando delle pene lunghissime per la sola colpa di non aver mai messo in discussione la prospettiva rivoluzionaria, come unico mezzo di liberazione da parte delle classi oppresse. Infatti, soltanto attraverso questa prospettiva, le masse di sfruttati e diseredati potranno spezzare quelle opprimenti catene e liberarsi dalla schiavitù dello Stato borghese.

La memoria storica impersonata dai prigionieri rivoluzionari e il ruolo che essi svolgono sul fronte della galera risultano elementi fondamentali e complementari alla lotta che viene condotta al di fuori delle prigioni.

Domenica 19 settembre ci sarà un presidio sotto al carcere di Latina e si colloca nel contesto della campagna di solidarietà lanciata dal Soccorso Rosso Internazionale, e ripresa in diversi paesi d’Europa, per i prigionieri politici di lunga detenzione, da Marco Camenischi a Mumia Abu Jamal, a George Ibrahim Abdallah e molti altri ancora. È necessario in questo contesto ribadire e sottolineare l’internità alla lotta dei nostri compagni prigionieri, i quali, non rinunciando alla loro identità politica e non rinnegando l’appartenenza alle lotte, non fanno altro che combattere insieme a noi, al nostro fianco. Un saluto va ai compagni Marco, Costa, Silvia e Billy, detenuti nelle galere svizzere, e che partecipano attivamente alla campagna con uno sciopero della fame iniziato il 10/09.

Lontanamente da quanto vorrebbero le logiche del sistema, il carcere, che ha il compito di condurre alla spersonalizzazione politica, eliminando e annichilendo la coscienza di classe, si scontra, invece, con la coraggiosa resistenza dei prigionieri. Nello specifico, proprio qui a Latina, si trovano ben sei compagne di lunga detenzione e sono rinchiuse da oltre vent’anni. Esse, come moltissime altre rivoluzionarie prigioniere, non hanno mai ripudiato il percorso politico che le ha portate a questa sorte e l’apporto che continuano a dare alla lotta è una chiara manifestazione dell’importanza del ruolo della donna dentro ai processi di trasformazione della società. La determinazione con cui le compagne all’interno delle prigioni rivendicano la propria autonomia di pensiero e si oppongono a qualsiasi forma di collaborazione o pentimento, in cambio di vane promesse, è una chiara dimostrazione della loro reale emancipazione, libere nell’aver scelto la via della lotta. Ma questa libertà ha un prezzo da pagare: le vessazioni del sistema carcere, l’isolamento, la censura, la separazione dai propri affetti, la divisione dal resto del corpo delle detenute ecc. Cogliamo l’occasione per denunciare anche che, recentemente, proprio il carcere di Latina ha decurtato lo stipendio mensile interno, quale spesso unica fonte di sostentamento per i detenuti, a causa dai tagli effettuati dal governo per far fronte alla crisi economica (già, perché il carcere, in quanto specchio della società, riflette continuamente tutte le sue lacune!).

La detenzione comporta saper affrontare anche situazioni di soprusi da parte delle guardie carcerarie, che rappresentano la galera nei suoi aspetti più vili e disumani. A questo proposito, non è possibile fare a meno di denunciare quanto è recentemente accaduto presso il carcere di Rossano (Cs), dove sono rinchiusi numerosi prigionieri di guerra arabi, provenienti da carceri internazionali come Guantanamo o Bagram (prigione in Afghanistan sotto il controllo USA). Questa estate, a un compagno detenuto nel carcere di Siano, il quale teneva una corrispondenza epistolare con un prigioniero di Rossano, è stata applicata la censura a causa di una lettera, che raccontava la denuncia di un pestaggio inferto da parte di alcuni carcerieri. Inutili i commenti: ancora una volta, il carcere borghese ha rivelato la sua natura coercitiva, tesa ad annientare i prigionieri più “scomodi” ed a evitare un’unità al’interno del fronte-carcere.

In un momento storico come quello presente, caratterizzato da un’acuta fase di crisi economica e strutturale, credere in una prospettiva rivoluzionaria significa essere consapevoli e pronti a subire la repressione per mano dello Stato. Di fronte a ciò, l’unica soluzione è quella di non lasciarsi trovare impreparati e di saper fronteggiare il carcere, cogliendone gli aspetti più produttivi, al fine di considerarlo come un’altro fronte di lotta. È nostro compito, qui fuori, costruire un’ampia solidarietà di classe attorno ai rivoluzionari prigionieri per rafforzare il filo rosso che ci unisce e ricollocare i compagni nelle battaglie al nostro fianco.

Al fianco delle donne che resistono!

Libertà per tutte le rivoluzionarie!

Insieme nella lotta spezzeremo le nostre catene!

Padova, settembre 2010

Compagne antifasciste

Compagni/e per la costruzione del Soccorso Rosso in Italia

cccpsri1@gmail.com

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