UNITI NELLA SOLIDARIETÀ DI CLASSE INTERNAZIONALISTA

Come Associazione Parenti e Amici aderiamo al presidio che si terrà il 19 settembre sotto il carcere di Latina per rilanciare la solidarietà a tutti/e i/le prigionieri/e rivoluzionari/e rinchiusi nelle carceri di tutto il mondo. Una mobilitazione che si colloca all’interno di una campagna internazionale in sostegno ai prigionieri politici di lunga detenzione. La nostra esperienza ci ha insegnato come la solidarietà sia una pratica indispensabile per contrastare la repressione carceraria inflitta a chi non si piega e mantiene salda la propria identità politica. Abbiamo conosciuto il carcere “incontrando” la detenzione speciale riservata ai nostri cari, così come lo è per tanti altri prigionieri rivoluzionari. Un trattamento che mira all’annientamento del detenuto per spezzarne l’identità politica, ma che vorrebbe anche recidere il legame della resistenza e la lotta fra fuori e dentro le carceri. Per questo crediamo necessario ampliare e rafforzare il lavoro sulla solidarietà di classe lottando contro l’isolamento carcerario, le sezioni speciali e le nuove strategie di differenziazione, e ancora contro il peggioramento del cosiddetto carcere duro, il 41bis. Non ci vuole poi molto per capire come la nuova forma di differenziazione carceraria che, oltre a dividere i detenuti rivoluzionari dagli altri prigionieri li colloca anche in diversi carceri in base alle ideologie, sia un salto in avanti da parte degli apparati repressivi. Infatti, a Latina, Alessandria, Siano, Carinola, ci sono alcune delle carceri in cui compagni comunisti e anarchici sono rinchiusi in sezioni speciali di AS2, e non dimentichiamo le “Guantanamo nostrane” a Rossano, Macomer, Benevento e Asti, dove sono imprigionati arabi antimperialisti. Se già conosciamo lo scopo di tenere ben separati i detenuti comuni da quelli politici, “evitare il contagio”, con questa nuova differenziazione ”ideologica” l’obiettivo è chiaro: spezzare preventivamente e con ogni mezzo la solidarizzazione e l’unità che si svilupperebbero fra i detenuti e le detenute. Com’è successo recentemente, quando a un compagno recluso nella sezione speciale per soli comunisti nel carcere confino di Siano (CZ), è stata disposta la censura sulla corrispondenza. Un decreto iniziato col blocco di una particolare lettera e imposto proprio dal magistrato di sorveglianza dello stesso carcere, il quale con zelo •”preventivo”, ha considerato che il suo contenuto avrebbe potuto ”fomentare manifestazioni di protesta nella casa circondariale di Siano”. Questa lettera proveniva da un prigioniero arabo rinchiuso nel carcere di Rossano (CS). Si denunciava di un pestaggio a sangue di un detenuto arabo attuato dalle guardie nella sezione AS2 dello stesso carcere dove, “guarda caso”, nei giorni precedenti tramite battiture e uno sciopero della fame, i prigionieri uniti in una protesta collettiva della stessa sezione lottavano per il diritto ai colloqui con i familiari, per l’uso del campo sportivo interno al carcere, la possibilità di detenere radioline o lettori CD e di conservare alimenti in frigo. Un esempio che dimostra anche come, nonostante le pratiche repressive sempre più “sottili” e le pesanti vessazioni, i prigionieri e le prigioniere continuino a lottare e resistere. D’altronde le strategie di repressione preventiva ai prigionieri rivoluzionari sono proporzionate alla repressione che sempre più si acutizza nei confronti dei vari settori della lotta di classe. Qui come nel resto del mondo il quadro non cambia, in un sistema, quello capitalista, che ingrovigliato da una crisi irreversibile ha tremendamente bisogno di soffocare ferocemente ogni embrione di lotta rivoluzionaria. Ma i germogli che cercano il sole del cambiamento continuano a nascere, perché è l’amore per la vita stessa che necessita della libertà dallo sfruttamento e dalle ingiustizie di questo mondo corrotto. Come parenti e amici ci siamo sempre trovati forti nel lavoro della solidarietà unitamente a tanti compagni e compagne, a operai, a lavoratori e giovani proletari, a realtà di movimento anche a livello internazionale. Partecipiamo a questa mobilitazione rilanciando anche la necessità di creare un fronte unito e compatto, che ci veda sempre più numerosi, perché da dentro e fuori le carceri di tutto il mondo, la solidarietà di classe sia un’arma sempre più forte, capace di spezzare ogni catena.

CONTRO L’ISOLAMENTO, LA DIFFERENZIAZIONE, IL 41 BIS!
AL FIANCO DEI/DELLE PRIGIONIERI/E RIVOLUZIONARI/E DI TUTTO IL MONDO!
SETTEMBRE 2010

Associazione Solidarietà Parenti e Amici degli Arrestati il 12/02/07
Parentieamici@gmail.comhttp://www.parentieamici.org

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